Santa Teresa di Gallura

Santa Teresa di Gallura

Santa Teresa di Gallura

Santa Teresa di Gallura (Lungòni in gallurese, Lungone in sardo, Lungùn in bonifacino, Lùngoni o Santa Tiresa in corso) è un comune italiano di 5.211 abitanti della provincia di Olbia-Tempio.

Il paese si snoda su un promontorio che guarda a Nord la costa meridionale della Corsica da cui è separata dalle Bocche di Bonifacio, distante appena 11 miglia da Capo Pertusato, a Nord-Est l’arcipelago della Maddalena, e ad ovest si affaccia sul Mar di Sardegna.

Meta turistica molto ambita, l’economia del borgo è fondata sulla forte presenza turistica, italiana e straniera. Il porto, che ha acquistato importanza diportistica ma ha di fatto perso la connotazione frontaliera con i trattati di libero scambio europei, assicura con collegamenti giornalieri i traffici turistici e merci per Bonifacio in Corsica.

Santa Teresa Gallura. (2 giugno 2015). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 10 luglio 2015, 07:10 da it.wikipedia.org

Immagine Santa Teresa di Gallura | Meteo System

Arbatax meteo – Vista sugli scogli rossi (rocce rosse)

Arbatax meteo - Vista sugli scogli rossi

Arbatax (Arbatassa in sardo) è l’unica frazione del comune di Tortolì, in provincia di Nuoro, sede di porto.

Arbatax si trova su una penisola (capo Bellavista), al centro della costa orientale sarda, a ridosso dello stagno di Tortolì. I centri abitati più vicini sono Tortolì, che è il capoluogo del comune di cui la frazione Arbatax[2] fa parte (a 5 km), Girasole (a 7 km) e Lotzorai (a 9 km).

Il nome Arbatax non è altro che la corruzione del toponimo Baccasara. Nel Registro delle rendite pisane del 1316, il Salto (Su Sartu) di Baccasara è, infatti, appellato Batassar, da cui Albatassar e, quindi, Arbatax (x= ss).

Per i tortoliesi Arbatax è sempre stato “Portu” e non “Su Portu”. Pertanto “Portu” era toponimo: dell’approdo in località Baccasara (sito alla foce del Canale di Baccasara). Dai montanari ogliastrini lo stesso Tortolì era chiamato “Portu”. E in effetti, Tortolì deriverebbe da “Portu” (Helie) = Tortuelie.

La stessa torre di Bellavista era chiamata di Largavista e/o di Baccasara, nelle carte del Settecento e dell’Ottocento.

Grazie alla sua posizione strategica, Arbatax risulta essere la porta dell’Ogliastra.

Le Rocce Rosse sono uno dei principali punti di attrazione della frazione costiera. Questo sito è ubicato dentro l’abitato, all’ingresso del porto ed ai piedi della collina di Bellavista. La battigia è qui costituita in parte da ciottoli di granito e di porfido rosso e per il resto da scogliere.

Un’altra località balneare è Cala Moresca. Anch’essa è costituita in gran parte da ciottoli di granito.

L’economia si basa sulla pesca (è presente una cooperativa di pescatori molto attiva, anche grazie allo stagno ricco di vita), sull’industria (la località divenne un centro industriale negli anni ’60 con la costruzione della più grande cartiera sarda, e negli ultimi anni con la realizzazione un cantiere navale, di proprietà della Saipem, operante nel settore della costruzione di piattaforme petrolifere) e sul turismo, che conta nel periodo estivo migliaia di presenze.

La frazione è dotata di un porto commerciale, utilizzato da vari vettori navali per l’attracco dei traghetti che collegano plurisettimanalmente il centro della Sardegna con Genova e Civitavecchia. Era inoltre attivo nel periodo di maggiore affluenza turistica un servizio di navigazione veloce con Fiumicino (Roma). L’area portuale comprende anche dei pontili per le imbarcazioni da diporto e per i pescherecci.

Arbatax. (1 luglio 2018). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 12 luglio 2018, 12:39 da it.wikipedia.org

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Capo Coda Cavallo – San Teodoro

Capo Coda Cavallo - San Teodoro

Capo Coda Cavallo - San Teodoro

Capo Coda Cavallo - San Teodoro

Capo Coda Cavallo è un promontorio granitico situato nella Sardegna settentrionale, nella regione storica della Gallura. Si estende sul mar Tirreno a sud del golfo di Olbia, nel comune di San Teodoro, in provincia di Sassari.

Il rilievo più alto del promontorio è costituito dal monte Coda Cavallo (102 m s.l.m) che si trova nella sua parte finale. Altri punti estremi, partendo da sud sono: punta di Tamarigio, capo Coda Cavallo, punta Lu Furru, punta Lastra Ruja.

L’intera penisola è racchiusa nell’area naturale marina protetta Tavolara – Punta Coda Cavallo ed è caratterizzata da un susseguirsi di insenature con spiagge sabbiose e scogliere coperte da una rigogliosa macchia mediterranea con specie arboree come il corbezzolo, il ginepro, il lentischio. Le pareti calcaree dell’isola di Tavolara, insieme all’isola di Molara e l’isolotto di Proratora, chiudono a nord la baia di Coda Cavallo formando uno scenario naturale di particolare bellezza.

L’intera zona è molto sviluppata turisticamente con spiagge rinomate come Brandinchi, Salina Bamba, Baia Salinedda, cala Coda Cavallo, cala Suaraccia.

Si raggiunge tramite la strada statale 125 Orientale Sarda, svoltando a sinistra in direzione San Teodoro, due chilometri dopo la cantoniera di Monte Petrosu.

Capo Coda Cavallo. (16 novembre 2016). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 30 giugno 2017, 15:03 da it.wikipedia.org

Immagine Capo Coda Cavallo | Santeodoro Turismo

San Teodoro – Spiaggia de la Cinta

San Teodoro - Spiaggia de la Cinta

San Teodoro - Spiaggia de la Cinta

San Teodoro (Santu Diadòru in gallurese, Santu Tiadòru in sardo)[senza fonte] è un comune sparso di 4.844 abitanti della provincia di Sassari, nella regione storica della Gallura e sorge nell’immediato entroterra alle pendici orientali del massiccio di monte Nieddu.

Con il riscatto e la successiva eliminazione dei feudi sardi attuati dalla Casa Savoia nella prima metà dell’Ottocento, cui fece seguito la formazione dei moderni comuni, il territorio di San Teodoro d’Oviddè continuò a rimanere accorpato al comune di Posada, che mantenne per lungo tempo svariati territori dell’ex feudo. Già in quegli anni, però, la zona di San Teodoro, così come parte dell’attuale Budoni, era, come su accennato, popolata da coloni di origine tempiese. Questi, avvertendo la necessità di una maggiore autonomia, nonché consapevoli di una serie di differenze culturali (per esempio, linguistiche) che li distinguevano dalla popolazione delle Baronie, richiedevano in modo sempre più deciso il distacco dal comune di Posada. I legami tra la Gallura e la vicina Corsica, caratterizzati, per esempio, da una grande somiglianza di linguaggio, erano avvertiti anche dagli abitanti della vicina Baronia, che fino a pochi decenni fa chiamavano i teodorini e i budonesi di cultura gallurese con il termine sos corsesos (i corsi).

Nel 1927, in epoca fascista, il comune di Posada e con esso San Teodoro, venivano inclusi nell’ambito della nuova provincia di Nuoro, rendendo così ancora più forte il distacco amministrativo di San Teodoro dal resto della Gallura, che invece faceva parte della provincia di Sassari.

Indicativa della diversità culturale che separava Posada e i limitrofi centri delle Baronie dai territori settentrionali del feudo (comprendenti, come già detto, gli attuali comuni di San Teodoro e parte del territorio di Budoni) e, in seguito, del comune, è, tra l’altro, l’appartenenza di tali territori alla diocesi attualmente nota come Tempio-Ampurias, che comprende i territori storici dell’Anglona e della Gallura. Tale appartenenza è comprovata perlomeno dal XVII secolo, ed è prova certa dei legami culturali della comunità teodorina con la realtà gallurese.

La discrepanza, durata a lungo, tra confini amministrativi e confini culturali, ha contribuito a far sì che ancora adesso il comune di San Teodoro venga da alcuni ritenuto parte dell’Alta Baronia e, da altri, invece, della Bassa Gallura. Le due distinzioni, in realtà non si escludono necessariamente a vicenda, in quanto la prima è da ritenersi, nel caso teodorino, una definizione di carattere politico-amministrativo, dovuta, come si è visto alla ripartizione feudale dei territori sardi, mentre la seconda ha un valore principalmente culturale, demografico, linguistico.

Nel 1959, infine, i territori settentrionali di Posada si sono distaccati dal plurisecolare centro amministrativo attraverso la costituzione dei due comuni autonomi di San Teodoro e Budoni.

Dal 2005 San Teodoro è entrato a far parte della provincia di Olbia-Tempio ma, in seguito alla successiva soppressione della stessa avvenuta nel 2016, è infine confluita nella provincia di Sassari.

L’economia di San Teodoro è basata per la maggior parte sull’industria turistica balneare. La crescita del paese ha fortemente orientato la popolazione verso l’edilizia e altre attività di servizio connesse alla presenza dei turisti e delle loro case, come giardinaggio, manutenzione, guardiania, ristorazione.

Le tradizionali attività legate ad Agricoltura, allevamento e industria di trasformazione alimentare impiegano ancora una forza lavoro non trascurabile, sebbene spesso nei termini dell’attività familiare informale.

San Teodoro (Sardegna). (13 giugno 2017). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 30 giugno 2017, 14:26 da it.wikipedia.org

Immagine | San Teodoro Turismo

Carloforte – Isola di San Pietro

Carloforte - Isola di San Pietro

Carloforte - Isola di San Pietro

Carloforte (U Pàize, ossia “Il Paese” in ligure tabarchino, Carluforti in sardo campidanese) è un comune italiano di 6 197 abitanti della provincia del Sud Sardegna.
È situato sull’isola di San Pietro, al largo della sub-regione del Sulcis-Iglesiente, in Sardegna; l’isola, piuttosto grande per essere occupata da un solo comune, è situata a circa 10 km dalla costa sarda, e costituisce, insieme alla vicina isola di Sant’Antioco con altri isolotti e scogli vicini alle sunnominate due isole, l’Arcipelago del Sulcis. Carloforte è anche un comune onorario della città metropolitana di Genova e fa parte del circuito dei “I borghi più belli d’Italia”.

Carloforte. (19 luglio 2017). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 20 luglio 2017, 12:15 da it.wikipedia.org

L’Isola di San Pietro (in lingua tabarchina Uiza de San Pé, in sardo Isula ‘e Sàntu Pèdru), è una delle due isole principali dell’arcipelago del Sulcis, situata al largo della penisola del Sulcis nella parte sud-occidentale della Sardegna. Ha un’estensione di 51 km² (sesta isola italiana) e circa 6.500 abitanti prevalentemente concentrati nella località di Carloforte, unico centro abitato dell’isola.

Dal punto di vista geologico l’isola è di antica origine vulcanica. I segni di tale attività (colate laviche, crateri), pur evidenti, risalgono prevalentemente al Miocene inferiore e comprendono vulcaniti legate a un magmatismo acido, connesso alla rotazione del blocco sardo-corso. I 33 km di costa dell’isola sono prevalentemente rocciosi. Lungo le coste occidentale e settentrionale si trovano alcune grotte, insenature, falesie e piscine naturali con diverse piccole spiagge. La costa occidentale presenta degli strapiombi a picco sul mare ed è dominata dal faro e radiofaro (in numero 1384) di Capo Sandalo[4]. La costa orientale, sulla quale si trova anche il porto di Carloforte, è invece bassa, pianeggiante e sabbiosa.

Al largo della costa nord-orientale si trovano due piccole isole, appartenenti territorialmente al comune di Carloforte; la piccolissima isola dei Ratti e la più ampia Isola Piana. Su quest’ultima, più grande, si trovano i fabbricati che furono della tonnara più importante della Sardegna, ora trasformati in un villaggio residenziale e turistico.

L’isola è priva di torrenti o corsi d’acqua. Vi sono però numerosi stagni e paludi. L’immediato entroterra presenta una morfologia collinare. Le colline più elevate sono il bricco (monte) Guardia dei Mori (211 m s.l.m.) e il bricco Tortoriso (208 m s.l.m.).

L’isola è punteggiata da piccoli orti a conduzione esclusivamente familiare, soprattutto nella parte orientale, protetta dai venti dominanti. Si pratica inoltre la coltivazione di diverse varietà di vite (Vitis vinifera), tra le quali un vitigno autoctono (il Ramungiò), del fico e del fico d’India; solo nelle vallette e pendii più riparati dal maestrale sono possibili coltivazioni di altre varietà di alberi da frutto.

Isola di San Pietro. (4 luglio 2017). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 20 luglio 2017, 12:14 da it.wikipedia.org

Immagine | Ramsat