Monte Amiata – Prato della Contessa

Monte Amiata - Prato della Contessa

Monte Amiata - Prato della Contessa - Seggiovia
Monte Amiata - Prato della Contessa - Vista sul Prato
Monte Amiata - Prato della Contessa - Camposcuola Jolly

Da sempre il Prato della Contessa affascina i suoi frequentatori, non solo per l’aria e la grande suggestione dei boschi di faggi e abeti che lo circondano, ma anche per la leggenda che ha dato origine al suo nome.

Si racconta che un giorno Gherarda degli Aldobrandeschi, contessa di Cana, si sia trovata a passare nella radura situata ad un’altitudine di mt. 1450, a valle tra il sasso di Maremma (vetta dell’Amiata) e il Poggio della Montagnola (seconda vetta dell’Amiata), e che l’abbia scelta come il luogo ideale per incontrarsi con il suo amato Adalberto, feudatario di Chiusi, conosciuto durante un torneo a Buonconvento, del quale si era perdutamente innamorata.

La leggenda narra che i due innamorati si siano incontrati in questo luogo fino a quando Gherarda non sia stata costretta dal padre a sposarsi con Orsino conte di Pitigliano e che il Prato della Contessa debba proprio a questo idillio il suo nome.

L’amore di Gherarda e Adalberto aggiunge un alone di mistero e d’incanto ad un luogo che è una vera e propria isola di pace, immersa nel parco secolare che circonda il Prato, uno tra i più estesi spazi aperti della montagna dove nascono copiosi porcini e numerose specie micologiche e del quale si può godere in ogni stagione dell’anno.

D’inverno infatti il Monte Amiata è una località sciistica molto frequentata e dal Prato della Contessa parte uno degli impianti di risalita del Monte Amiata, le cui piste collegano il versante grossetano a quello senese.

Dalla Primavera all’autunno il Prato della Contessa è il luogo ideale per tante attività, dal semplice prendere il sole, al passeggiare nel bosco, magari alla ricerca di prelibati porcini, fino ad attività un po’ più impegnative, quali il Nordic Walking e il Freerider, molto praticati in tutto il Monte Amiata.

Da Maremmans

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Santa Fiora – Vista sulla peschiera

Santa Fiora - Vista sulla peschiera

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Peschiera, situata nel terziere di Montecatino, sorge attorno alle sorgenti del fiume Fiora. Cinta da un muro in trachite, fu voluta dagli Sforza nel XVI secolo, che qui realizzarono un suggestivo parco-giardino. Le ultime ristrutturazioni furono effettuate da Lorenzo Sforza Cesarini nel 1851. L’accesso al parco, costituito da pini, cipressi, tigli, castagni, lecci, cedri e magnolie, avviene da un piccolo edificio con loggiato a tre archi. Dalla peschiera le acque del Fiora defluiscono in una vasca posta all’esterno del muro di cinta, sormontata da due delfini con il tridente, utilizzata un tempo come abbeveratoio e poi come lavatoio pubblico.

Con la fine degli Aldobrandeschi, nel 1439 il territorio della Contea passò alla famiglia Sforza, in virtù del matrimonio tra Cecilia Aldobrandeschi, figlia primogenita di Guido ultimo conte della casata, e Bosio I Sforza, nato a Montegiovi da Muzio Attendolo Sforza e dalla nobildonna senese Antonia Salimbeni. Guido, figlio di Bosio I e Cecilia, nipote quindi di Francesco Sforza Signore di Milano, nacque a Santa Fiora il 20 febbraio 1445 e governò la Contea tentando di riportarla agli antichi fasti. Impreziosì la città con opere d’arte di grande valore, come le terracotte di Andrea e Luca della Robbia nella Pieve delle Sante Flora e Lucilla; fece costruire eleganti palazzi nobiliari e riadattò la Peschiera, un bacino idrico già utilizzato dagli Aldobrandeschi come vivaio di trote, modificandone e ampliando l’area interna ad uso giardino e parco. Nella Peschiera ospitò nel 1462 papa Pio II Piccolomini, rinsaldando i già buoni rapporti con il Papato. Guido proseguì la saggia politica di alleanze matrimoniali intrapresa dai suoi avi sposando Francesca Farnese, nipote di Alessandro Farnese, futuro Papa Paolo III. Il Conte Guido Sforza concesse ai suoi sudditi nel 1480 lo “Statuto della terra di Santa Fiora e suo stato” e difese la Contea dal tentativo di invasione delle truppe del duca Cesare Borgia, detto Il Valentino. Guido Sforza entrò nella leggenda e nel folclore locale per aver ucciso un “drago” che infestava quei territori, il cui teschio è oggi conservato nel convento della Selva.Con la fine degli Aldobrandeschi, nel 1439 il territorio della Contea passò alla famiglia Sforza, in virtù del matrimonio tra Cecilia Aldobrandeschi, figlia primogenita di Guido ultimo conte della casata, e Bosio I Sforza, nato a Montegiovi da Muzio Attendolo Sforza e dalla nobildonna senese Antonia Salimbeni. Guido, figlio di Bosio I e Cecilia, nipote quindi di Francesco Sforza Signore di Milano, nacque a Santa Fiora il 20 febbraio 1445 e governò la Contea tentando di riportarla agli antichi fasti. Impreziosì la città con opere d’arte di grande valore, come le terracotte di Andrea e Luca della Robbia nella Pieve delle Sante Flora e Lucilla; fece costruire eleganti palazzi nobiliari e riadattò la Peschiera, un bacino idrico già utilizzato dagli Aldobrandeschi come vivaio di trote, modificandone e ampliando l’area interna ad uso giardino e parco. Nella Peschiera ospitò nel 1462 papa Pio II Piccolomini, rinsaldando i già buoni rapporti con il Papato. Guido proseguì la saggia politica di alleanze matrimoniali intrapresa dai suoi avi sposando Francesca Farnese, nipote di Alessandro Farnese, futuro Papa Paolo III. Il Conte Guido Sforza concesse ai suoi sudditi nel 1480 lo “Statuto della terra di Santa Fiora e suo stato” e difese la Contea dal tentativo di invasione delle truppe del duca Cesare Borgia, detto Il Valentino. Guido Sforza entrò nella leggenda e nel folclore locale per aver ucciso un “drago” che infestava quei territori, il cui teschio è oggi conservato nel convento della Selva.

Chiesa della Madonna delle Nevi, detta anche della Pescina, è situata nel terziere di Montecatino ed è incassata nel muro di cinta della Peschiera di Santa Fiora. La particolarità di questa chiesa è quella di sorgere nel punto in cui sono situate le sorgenti del fiume Fiora, visibili sotto il pavimento in vetro dell’edificio. Costruita prima del 1640 nel luogo dove era posto un tabernacolo con l’immagine della Vergine, conserva all’interno alcuni interessanti affreschi sovrapposti, portati alla luce da recenti restauri, attribuibili al pittore Francesco Nasini. Sulla facciata è stata collocata sotto l’oculo una robbiana raffigurante le sante Flora e Lucilla.

Santa Fiora. (24 marzo 2017). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 15 maggio 2017, 12:38 da it.wikipedia.org

Immagine | Museo delle Miniere di Mercurio

Vetta Monte Amiata

vetta monte amiata

Monte Amiata - Vetta
Vetta Monte Amiata

Il monte Amiata è un massiccio montuoso dell’Antiappennino toscano posto tra la Maremma, la Val d’Orcia e la Val di Chiana, compreso tra la provincia di Grosseto e quella di Siena.

Il monte Amiata è collocato nella Toscana meridionale, dove svetta sulle vallate circostanti, tra cui vanno citate la Val d’Orcia, la Maremma, la vallata del lago di Bolsena, il Chianti. Il massiccio montuoso, oltre all’omonima vetta che raggiunge i 1738 metri sul livello del mare, include anche una serie di cime, in continuità l’una con l’altra. Sul versante grossetano spiccano i rilievi di Poggio Trauzzolo (1.200 metri), monte Labbro (1.193 metri), monte Civitella (1.107 metri), monte Buceto (1.152 metri), monte Aquilaia (1.104 metri) e monte Calvo (930 metri); sul versante senese ritroviamo, tra le vette più alte, Poggio Zoccolino (1.035 metri), Poggio Le Perazzette (922 metri) e Poggio Roccone (913 metri).

È un antico vulcano, ormai spento, con presenze di rocce e di laghetti di origine vulcanica. Vi si trovano, inoltre, le sorgenti dei fiumi Fiora, Vivo, Albegna e Paglia. Le sorgenti, che sgorgano in notevole quantità laddove finiscono le rocce trachitiche e inizia il basamento calcare-argilloso, costituiscono una imponente ricchezza idrica che caratterizza da sempre questo rilievo vulcanico. L’origine del toponimo Amiata è stata da alcuni individuata nel latino ad meata, ossia «alle sorgenti»[1]. Altre ipotesi sull’etimo del toponimo Amiata sono state rappresentate in una rivista storico-culturale locale[2], ove si indica una derivazione da mons Tuniatus-Montuniata, con riferimento a Tinia, la massima divinità etrusca. Le origini vulcaniche del massiccio montuoso hanno mantenuto attiva l’attività sismica nella zona. Tra i vari eventi verificatisi, c’è da segnalare il terremoto del 3 novembre 1948 che ebbe come epicentro l’area montana a cavallo delle province di Grosseto e Siena, raggiungendo la magnitudo 5,03 della Scala Richter e il VI-VII grado della Scala Mercalli. Altri eventi sismici che hanno interessato l’area amiatina hanno avuto invece come epicentri le località di Arcidosso, Santa Fiora, Abbadia San Salvatore e Piancastagnaio.[3]

Nel territorio amiatino vi sono inoltre situate numerose aree protette: la riserve naturali del Monte Labbro, di Pescinello, del Bosco dei Rocconi, di Poggio all’Olmo, della Santissima Trinità, del Monte Penna ed inoltre un importante parco faunistico.

La peculiarità della morfologia vulcanica, essendo l’Amiata un rilievo isolato, permette al visitatore, in condizioni ambientali favorevoli (soprattutto nelle giornate invernali), di spaziare con lo sguardo per centinaia di km. Con cielo terso e ventoso si può osservare la quasi totalità degli Appennini: il Massiccio del Gran Sasso d’Italia (Abruzzo), poi da Sud verso Nord, il monte Terminillo (Lazio), i monti Sibillini (Marche/Umbria), il Massiccio del monte Catria (Appennino umbro-marchigiano), il monte Falterona dell’Appennino Tosco-Romagnolo, il monte Cimone dell’Appennino Tosco-Emiliano, l’Alto Appennino parmense e parte dell’Appennino Ligure. Inoltre si scorgono le città di Grosseto, Siena, Arezzo, Viterbo e in condizioni meteorologiche notturne particolari è visibile il bagliore di Roma. Ottimamente visibili sono anche il Lago Trasimeno e quello di Bolsena. Verso ovest, in direzione del mar Tirreno è visibile buona parte dell’Arcipelago Toscano con l’isola d’Elba, il monte Argentario, la Corsica ed addirittura sulla costa verso sud le ciminiere della centrale elettrica A. Volta di Montalto di Castro (VT) e verso nord sempre sulla costa le ciminiere della centrale elettrica di Tor del Sale di Piombino (LI).

Monte Amiata. (22 ottobre 2016). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 1 dicembre 2016, 11:00 da it.wikipedia.org

Immagine | Amiata neve – Il portale ufficiale dell’Amiata invernale

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Monte Amiata – Prato delle Macinaie

Monte Amiata - Prato delle Macinaie

Monte Amiata - Prato delle Macinaie
Monte Amiata - Prato delle Macinaie
Monte Amiata - Prato delle Macinaie
Monte Amiata - Prato delle Macinaie
Monte Amiata - Prato delle Macinaie
Monte Amiata - Prato delle Macinaie

Il monte Amiata è collocato nella Toscana meridionale, dove svetta sulle vallate circostanti, tra cui vanno citate la Val d’Orcia, la Maremma, la vallata del lago di Bolsena, il Chianti. Il massiccio montuoso, oltre all’omonima vetta che raggiunge i 1738 metri sul livello del mare, include anche una serie di cime, in continuità l’una con l’altra. Sul versante grossetano spiccano i rilievi di Poggio Trauzzolo (1.200 metri), monte Labbro (1.193 metri), monte Civitella (1.107 metri), monte Buceto (1.152 metri), monte Aquilaia (1.104 metri) e monte Calvo (930 metri); sul versante senese ritroviamo, tra le vette più alte, Poggio Zoccolino (1.035 metri), Poggio Le Perazzette (922 metri) e Poggio Roccone (913 metri).

È un antico vulcano, ormai spento, con presenze di rocce e di laghetti di origine vulcanica. Vi si trovano, inoltre, le sorgenti dei fiumi Fiora, Vivo, Albegna e Paglia. Le sorgenti, che sgorgano in notevole quantità laddove finiscono le rocce trachitiche e inizia il basamento calcare-argilloso, costituiscono una imponente ricchezza idrica che caratterizza da sempre questo rilievo vulcanico. L’origine del toponimo “Amiata” è stata da alcuni individuata nel latino “ad meata”, ossia “alle sorgenti”[1]. Altre ipotesi sull’etimo del toponimo Amiata sono state rappresentate in una rivista storico-culturale locale[2], ove si indica una derivazione da mons Tuniatus-Montuniata, con riferimento a Tinia, la massima divinità etrusca. Le origini vulcaniche del massiccio montuoso hanno mantenuto attiva l’attività sismica nella zona.

Nella stagione invernale si praticano gli sport invernali, essendo stato allestito negli anni un complesso sciistico con piste ed impianti di risalita dislocati nei punti cardine della montagna: la vetta, il Prato delle Macinaie, il Prato della Contessa, il Rifugio Cantore e il Pian della Marsiliana. La stazione sciistica ha uno sviluppo totale di 12 km per quanto concerne lo sci alpino mentre si hanno a disposizione alcuni chilometri per le pratiche dello sci nordico [6]. Particolarmente emozionante può risultare l’esperienza dello sci notturno a volte allestito sulla pista attrezzata Dedo-Crocicchio. Molto interessante è sicuramente l’area protetta creata sul versante grossetano all’interno del territorio comunale di Arcidosso, destinata al ripopolamento del lupo appenninico.

Monte Amiata. (2 novembre 2015). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 23 novembre 2015, 10:09 da it.wikipedia.org

Immagine | Hotel Le Macinaie.

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