Colle Piccolo San Bernardo

Colle Piccolo San Bernardo - Vista Nord

Colle Piccolo San Bernardo – Vista Nord

Colle Piccolo San Bernardo - Vista Nord

Colle Piccolo San Bernardo – Vista Sud

Il colle del Piccolo San Bernardo (col du Petit-Saint-Bernard in francese, col di petchoù-Sèn-Bernar[1] in patois valdostano) è un valico alpino delle Alpi Graie tra Italia e Francia che collega il vallone di La Thuile, valle laterale della Valle d’Aosta, con la Val d’Isère (Tarantasia). La sua altezza, 2188 m s.l.m., lo rende il colle meno elevato delle Alpi Nord-occidentali e pertanto il passaggio più facile tra le vallate savoiarde e valdostane.

Il colle è frequentato fin dall’antichità, come testimoniano ancora i numerosi reperti archeologici e storici che vi si trovano. L’apertura dei tunnel transalpini del Monte Bianco, del Frejus e del Gran San Bernardo ha largamente contribuito a far diminuire la sua importanza.

Il colle del Piccolo San Bernardo segna, lungo lo spartiacque tra i ruscelli delle lanches de Savoie e la Dora di Verney, la frontiera naturale (e secolare) tra la Savoia e la Valle d’Aosta. Questa linea rappresenta esattamente un asse di simmetria del cromlech del Piccolo San Bernardo, e ha delimitato fino al 1715 il confine comunale tra Séez e La Thuile.

Nel 1715, a causa di una epidemia che imperversa in Savoia, i pastori di La Thuile erigono una barriera sanitaria all’ovest del colle, nei dintorni dell’ospizio. Essi annettono di fatto il territorio protetto. Nel 1725 una sentenza ristabilisce parzialmente la situazione iniziale: solamente una metà del territorio confiscato dai valdostani ritorna ai savoiardi.

Durante la Rivoluzione la Francia annette tutto il pianoro; dopo il Congresso di Vienna del 1815 si ritorna alla situazione precedente.

Al tempo dell’annessione definitiva della Savoia nel 1860, Napoleone III autorizza l’Italia appena nata a spingere la frontiera fino al di là dell’ospizio e ad inglobarne le sue dipendenze.

Dopo la seconda guerra mondiale, il trattato di Parigi, siglato nel 1947, stipula il ritorno della frontiera allo spartiacque. Ma la commissione topografica incaricata di dare esecuzione al trattato commette un errore facendo passare la frontiera presso la Colonna di Joux. Il comune di Séez protesta e viene eseguita una correzione, facendo correre la frontiera lungo l’asse minore del Cromlech. In cambio l’Italia ottiene che il confine corra sulla cima del Mont Belvédère, e non sul suo versante orientale.

Dominio fra i primissimi di Casa Savoia già dal X secolo, La Thuile ricoprì uno strategico ruolo militare tra il XVIII e la prima metà del XX secolo, essendo il Piccolo San Bernardo a guardia del passaggio fra Tarantasia e il Ducato d’Aosta.

Fino al 1706 l’imbocco della Moriana (più importante perché dava accesso più diretto a Torino) e della Tarantasia fu difeso dalla fortezza di Montmélian, che sorgeva poco prima della confluenza fra i fiumi Arc e Isère. Dalla parte valdostana l’accesso alla pianura era bloccato dal forte di Bard.

Durante il XVIII secolo il destino di queste terre fu quello di essere costantemente invase e controllate da forze proprie o alleate del Regno di Francia, allorché quest’ultimo si trovava in campo opposto al Regno di Sardegna. Così avvenne durante la Guerra di successione spagnola (1703-1713) e la Guerra di successione austriaca (1742-1748), ma anche durante la Rivoluzione francese (1792-1796).

Ai tempi della successione di Spagna il valico non fu difeso a causa della scarsità di uomini a disposizione del duca di Savoia, che li concentrò nel forte di Bard. Le vicende andarono diversamente all’inizio della successione d’Austria. Il 10 settembre 1742 la Savoia fu occupata dall’armata del re di Spagna, alleato della Francia; il re Carlo Emanuele III reagì conducendo personalmente in Tarantasia una colonna attraverso il Piccolo San Bernardo, ma in dicembre il re fu costretto a ripiegare verso i valichi per non essere imbottigliato nelle alte valli a causa della neve: la sera del 1º gennaio 1743 la colonna sabauda di Tarantasia completò il transito del Piccolo San Bernardo.

Già il 18 gennaio 1743 Carlo Emanuele III incaricò il luogotenente ingegnere Rembò di condurre una visita di «riconoscimento» dei luoghi e siti da difendere nel Ducato d’Aosta; in base ad essa si progettarono tre ridotte con baraccone relativo per trincerare il Piccolo San Bernardo e fu redatto un piano difensivo dell’intero comprensorio fra il valico e il colle di San Carlo, con le «Istruzioni datte ai rispettivi Comandanti della Tuille, e Valli» in vista di un attacco nemico. L’11 marzo Carlo Emanuele III diede le prime disposizioni in merito e prima della fine del mese si erano stanziate 25.000 lire e stipulati e approvati i contratti per la realizzazione dei

«[…] Trinceramenti, Baracconi, ed altri Travagli da farsi nella Valle d’Agosta e nelle montagne denominate La Thuille, La Blanche, e piccol S.t Bernardo, e luoghi circonvicini, dovunque verrà ordinato per diffesa di que contorni […]»

Tuttavia, i lavori al Piccolo San Bernardo iniziarono «verso il fine di maggio» a causa dell’altitudine e della neve che impediva l’accesso e l’intervento edilizio. Oltre a realizzare i baracconi nella zona del valico, vennero ristrutturati i trinceramenti del Principe Tommaso a guardia del Col d’Arpy, la cui strada immette direttamente su Morgex tagliando fuori tutta la Valdigne. Dall’altra parte gli spagnoli rinforzarono il presidio della Tarantaise e fortificarono Bourg-Saint-Maurice, ai piedi della strada del Piccolo San Bernardo, alla fine di luglio. Ciononostante nel 1743 le fortificazioni valdostane non furono attaccate dagli Spagnoli, né lo furono per tutto il corso della guerra. Nel 1792 la Savoia fu occupata stabilmente dalle truppe rivoluzionarie e le posizioni del Piccolo San Bernardo tornarono a segnare un confine fra due terre che straniere non erano. Per tutto il 1793 l’armata sarda tenne le posizioni impedendo ai Francesi di prendere il controllo del valico e minacciare il Piemonte come era avvenuto novant’anni prima. È citata per quest’epoca la presenza di opere fortificate anche alle falde del Mont Valaisan, probabilmente nel sito detto oggi la Redoute Ruinée, dove sorge una fortificazione permanente francese.

Le opere sabaude, in gran parte obliterate dal forte ottocentesco, governavano da quell’altura l’intero settore del valico, i trinceramenti degli anni ’40 del XVIII secolo e il versante savoiardo sopra La Rosière. I trinceramenti del Piccolo San Bernardo cessarono di svolgere la funzione per cui erano stati creati il 23 aprile 1794, quando il capitano Begoz del Reggimento bernese di Rockmondet al servizio del Re di Sardegna consegnò la ridotta del Mont Valaisan, permettendo ai repubblicani di minacciare sul fianco sinistro i difensori del valico, attestati nelle opere sopra descritte, e costringendoli ad un rapido ripiegamento, per andare a ricompattarsi presso il campo del Principe Tommaso, lasciando in mano francese La Thuile (che si tentò invano di riprendere a giugno). Tali posizioni rimasero invariate fino al 1796, quando la Guerra delle Alpi finì con la vittoria francese, grazie alla Campagna d’Italia guidata da Napoleone Bonaparte.

La struttura difensiva del valico fu spogliata a partire dall’inizio del XIX secolo, in seguito all’abbandono del complesso difensivo.

Oggi il terreno ha conservato ancora notevoli vestigia delle opere fortificate di cui fanno menzione i documenti. Lo studio di tali strutture, rilevate in seguito a ricognizione archeologica e messe a confronto con le testimonianze archivistiche, è attualmente in corso d’opera.

Quando fu iniziata la stazione sciistica di La Rosière, nei primi anni cinquanta, i suoi fondatori avevano già pensato ad un collegamento invernale, attraverso il colle, con i loro vicini valdostani di La Thuile. Infatti la strada del colle è chiusa durante i mesi dell’innevamento. Dal 1984 la seggiovia di Chadonnet e lo skilift di Bellecombe, lato francese, e la seggiovia del Belvedere, lato italiano, permettono questo collegamento. Il collegamento apre agli sciatori un comprensorio, chiamato Espace San Bernardo, di 3000 ettari e 160 km di piste, servito oggi da 38 risalite meccaniche[3]. Dal 2012 sono presenti anche due webcam e una stazione meteo[4].

Il colle costituisce il punto di partenza per la salita alla vetta del Lancebranlette (circa tre ore), che offre un punto di vista originale della vetta del Monte Bianco (orientamento nord-sud).

Appena sotto il Colle, in territorio italiano, si trova il lago Verney (fr., Lac du Verney), uno dei più grandi laghi naturali della Valle d’Aosta. Il lago, di origini glaciali e molto profondo (fino a 40 metri) ospita una gran quantità di pesci ed è quindi meta di pescatori.

Colle del Piccolo San Bernardo. (13 giugno 2020). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 26 giugno 2020, 13:18 da it.wikipedia.org

Immagine | Meteo La Thuile

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