Passo della Raticosa

Passo della Raticosa

Passo della Raticosa

Il passo della Raticosa è un valico dell’Appennino tosco-emiliano posto ad un’altitudine di 968 m s.l.m. È ubicato in provincia di Firenze, nel comune di Firenzuola, lungo la ex strada statale 65 della Futa. Durante la seconda guerra mondiale fu presidiato dalla linea difensiva tedesca denominata Linea gotica.

Il suo complesso montuoso comprende alcuni rilievi, tra cui il colle di Canda (901 m), monte Canda (1158 m) e monte Oggioli; da quest’ultimo nasce l’Idice, un importante torrente emiliano affluente del Reno.

Rappresenta un punto nodale di discreta importanza nel sistema viario ordinario tra Bologna e Firenze: dal poggio che segna la sommità del passo diparte infatti verso nord – oltre alla ex SS65 della Futa in direzione Bologna – la strada provinciale che discende la valle del torrente Sillaro, che dopo pochi chilometri si biforca, per discendere – oltre al corso d’acqua sopra citato – la valle dell’Idice. Proseguendo, invece, lungo la ex SS65 in direzione sud si raggiunge il vicino passo della Futa, posto sullo spartiacque appenninico.

Dal passo della Raticosa è così possibile raggiungere (a seconda della direzione intrapresa) sia i capoluoghi di Bologna e Firenze, sia gli importanti centri di San Lazzaro di Savena e di Castel San Pietro Terme (entrambi in provincia di Bologna).

Un aspetto curioso di questo passo (comune a tutte le strade dell’alto Appennino tosco-emiliano e tosco-romagnolo, ma qui particolarmente accentuato) è l’essere punto di sosta e di “ritrovo” per i motociclisti provenienti sia dall’Emilia-Romagna (con Bologna e Imola come principali provenienze) sia dalla Toscana (Firenze, e parzialmente Prato): soprattutto nei fine settimana primaverili ed estivi è usuale che il piazzale corrispondente alla sommità del passo (presso cui è presente anche un locale di ristoro) sia affollato da motociclette e relativi conducenti e passeggeri, creando una sorta di “salone a cielo aperto” ben conosciuto dai centauri locali.

Sul passo della Raticosa è posto il traguardo della cronoscalata Bologna-Raticosa, competizione automobilistica valida per il Campionato italiano montagna autostoriche, che nel 2012 è giunta alla venticinquesima edizione.

Passo della Raticosa. (5 aprile 2020). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 25 giugno 2020, 12:27 da it.wikipedia.org

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Sarsina – Appennino Tosco-Romagnolo

Sarsina - Appennino Tosco-Romagnolo

Sarsina (Sêrsna in romagnolo) è un comune italiano di 3 409 abitanti della provincia di Forlì-Cesena in Emilia-Romagna.

Si trova sull’Appennino tosco-romagnolo, dista 35 km da Cesena e 50 km da Forlì.

La vetta più elevata all’interno del comune di Sarsina è il monte Facciano (935 m s.l.m.), raggiungibile direttamente dal centro abitato di Quarto grazie a sentieri e mulattiere segnalate dal CAI (Club Alpino Italiano).

Il territorio comunale è composto da una zona principale e da 2 exclave.

Il toponimo è di etimo incerto, ma probabilmente di origine umbra, come la città stessa, le cui origini risalirebbero dunque assai indietro nel tempo. Essa fu patria del grande commediografo romano Plauto.

Il clima di Sarsina risente della lontananza dal mare, generando quindi un clima temperato fresco, con una piovosità abbondante e regolare distribuita durante tutto il corso dell’anno. La temperatura media annua è di 15 °C;. Il mese più freddo è gennaio, con una temperatura media di 4 °C, mentre quelli più caldi sono luglio e agosto, con una temperatura media di 25 °C.

Dal punto di vista legislativo la città ricade nella Fascia Climatica E per i suoi 2.303 gradi giorno. Il limite massimo consentito di accensione dei riscaldamenti è dunque di 14 ore giornaliere dal 15 ottobre al 15 aprile.

La lingua più parlata è naturalmente l’italiano. Il dialetto più diffuso è quello romagnolo, i cui caratteri distintivi furono assunti nel periodo greco-bizantino e che possiede influssi della parlata germanica. Le parole trinchêr e runfêr, dalle radici di “bere smodatamente” e “russare”, sono infatti un lascito del popolo di Teodorico. L’accento di intensità invece sembra derivare dai Longobardi o dai Franchi.

Annualmente a Pasqua si tiene la sagra della pagnotta con il mercatino e gli assaggi gratuiti, le animazioni e la pagnotta più grande che ogni anno entra nel Guinness dei primati.

Sarsina. (26 aprile 2020). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 15 maggio 2020, 07:27 da it.wikipedia.org

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Monte Penice – Vetta

Monte Penice

Il monte Pénice (Pënas nel dialetto locale), il cui nome deriva dal toponimo latino Saltus Boielis, con i suoi 1460 m d’altezza s.l.m. è una delle montagne più elevate dell’Appennino ligure, al confine fra il territorio dell’Oltrepò Pavese della valle Staffora e il Piacentino della val Trebbia e val Tidone. La sommità è facilmente raggiungibile con la strada carrozzabile, ultimata nel 1927 su disegno del canonico Carlo Muzio, che si stacca dalla ex strada statale 461 del Passo del Penice, ora strada provinciale.

Lo scenario che si apre al visitatore spazia da un lato su Bobbio, adagiata sul fondovalle e sul fiume Trebbia, dall’altro sull’arco delle Alpi; da una parte l’Appennino ligure, dall’altra i contrafforti che scendono verso la pianura padana e le città che vi si stendono. Da Bobbio e da Varzi le strade salgono inizialmente tra dolci declivi disseminati di casali e piccoli nuclei; rimontano le pendici più ripide, ammantate da dense boscaglie, e giungono al passo del Penice a 1149 metri; da qui si stacca la strada che porta verso la vetta del monte, ove si trova un antico santuario. Parte del territorio la strada per la vetta e la sommità sono comprese nei comuni di Bobbio e Menconico, confinante fra il Passo penice e nel comprensorio sciistico anche il comune di Romagnese con le frazioni di Casa Matti e Pozzallo. Il Santuario si trova interamente nel comune di Bobbio, mentre il sottostante bar e la casermetta dei Carabinieri nel comune di Menconico.

Sulla sommità del monte vi sono il santuario di Santa Maria e imponenti ripetitori televisivi, radiofonici (che permettono comunicazioni con CB e telefonici che ne hanno in parte deturpato l’aspetto, tra cui quello storico della RAI che consente tutt’oggi di ricevere le trasmissioni ad un ampio territorio del nord Italia, che dalla provincia di Piacenza e dall’Oltrepò Pavese si irradia dal Piemonte al Veneto, coprendo principalmente il Piemonte orientale, la Lombardia fino alla periferia sud di Milano e all’alto Varesotto fino al Canton Ticino e le province di Piacenza e Parma. L’impianto trasmette segnali televisivi e radiofonici con potenze sino a 25 kW ed è l’impianto RAI con il più alto bacino d’utenza.

La fondazione del santuario dedicato alla Madonna risale al VII secolo, la chiesetta attuale al XVII secolo. Si può salire fino al santuario anche percorrendo l’antico sentiero medievale che sale da Bobbio passando per la Moglia e San Cristoforo, nella valle del Carlone.

Sulle sue pendici in tempi recenti sono stati eretti impianti per gli sport invernali; queste attività possono essere praticate in località Passo Penice. Vi è un progetto dell’amministrazione provinciale piacentina e anche pavese per rinnovare le strutture sciistiche esistenti affiancate da altre nuove e moderne.

Alle pendici del monte Penice, sui versanti opposti dello stesso, si trovano due piccole cittadine turisticamente interessanti: Bobbio e Varzi. La prima, in provincia di Piacenza, è un borgo di origine medievale, che fu sede di un’abbazia fondata nel 614 da san Colombano e che porta ancora numerose tracce del suo passato (tra cui il Ponte Gobbo o Ponte Vecchio), la seconda in provincia di Pavia nota per motivi gastronomici, infatti nella zona viene prodotto un celebre salume, il salame di Varzi.

Monte Penice. (21 ottobre 2019). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 23 aprile 2020, 15:55
da it.wikipedia.org

Immagine Monte Penice | Linkradio