Vallombrosa

Vallombrosa

Vallombrosa è un toponimo che indica sia una foresta posta sulle pendici sud del Pratomagno, sia una località, posta all’interno di tale foresta, nel territorio del comune di Reggello. Vi è ubicata la stazione meteorologica di Reggello Vallombrosa.

In località Vallombrosa è ospitata l’omonima riserva, oltre a un rinomato arboreto ed un vasto prato, frequentatissimo nel periodo estivo in particolar modo dagli abitanti di Firenze in cerca di refrigerio.

Il monumento più noto è l’abbazia dei monaci vallombrosani, dai quali si può essere anche ospitati. Per opera di Giovanni Gualberto si costituì una comunità impegnata a seguire gli insegnamenti degli apostoli e dei padri della Chiesa; semplicità, povertà, meditazione, lavoro: questi i punti su cui convergeva la propria quotidianità.

Vallombrosa è spesso associata nonché fraintesa con la vicina frazione di Saltino.

La fama del complesso Vallombrosa-Saltino come stazione climatica, infatti, nacque nella seconda metà del XIX secolo, e raggiunse il suo apice all’inizio del XX secolo, grazie anche alla ferrovia Sant’Ellero-Saltino, da tempo dismessa.

L’annessione del Trentino a seguito della prima guerra mondiale comportò una decisa perdita d’interesse per Vallombrosa e per Saltino, in quanto i villeggianti preferivano le nuove mete alpine, relegando le due località ad un interesse locale.

Nonostante questo costante declino la località sembrò trovare, a partire dal 1960, un nuovo rilancio turistico con la realizzazione di una stazione sciistica sulla vetta del vicino Monte Secchieta. Il naturale comprensorio sciistico che si venne a creare permise a Vallombrosa, grazie alla vicinanza a Firenze, di offrire un’immagine turistica di livello elitario rispetto ad altre località turistiche montane della Toscana. La chiusura degli impianti sciistici, avvenuta nel 1988, non ha trovato seguito, anche a causa di vive polemiche per il danno ambientale che avrebbero potuto portare nuovi impianti e ha lasciato la località senza possibilità di offrire alternative ai turisti nel periodo invernale.

Vallombrosa. (18 aprile 2018). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 31 luglio 2018, 06:50 da it.wikipedia.org

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Eremo Monte Carpegna

Eremo Monte Carpegna

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Eremo Monte Carpegna ingresso

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Il monte Carpegna è un massiccio montuoso sito nell’Appennino Tosco-Romagnolo, posto in senso longitudinale nordovest-sudest ai confini tra le regioni di Marche, Toscana ed Emilia-Romagna, nella zona del Montefeltro. Si trova in provincia di Pesaro e Urbino e di Rimini per la gran parte del suo territorio. Una parte del Sasso Simone è in provincia di Arezzo. È posto a nord-ovest del Monte Nerone: tra le due vette passa il confine tra Appennino Tosco-Romagnolo e Appennino Umbro-Marchigiano.

Il massiccio del monte Carpegna comprende anche le vette di San Leo, San Marino, Villagrande, monte Canale, Sasso Simone e Simoncello e altri rilievi minori del Montefeltro.

Alle pendici meridionali si stende l’abitato di Carpegna (748 metri s.l.m.), mentre a est, incastrata in uno dei suoi contrafforti, si trova l’abitato di Villagrande (sede del comune di Montecopiolo). A nord si staglia il piccolo comune di Maiolo (550 metri s.l.m.) e a nord-ovest sono adagiati i comuni di Pennabilli e Sestino. Il monte Carpegna è compreso nel territorio del Parco naturale regionale del Sasso Simone e Simoncello. Sulla vetta del monte si estende l’Eremo del Monte Carpegna, nel comune di Montecopiolo, luogo di culto, data la presenza di uno storico santuario e metà di sport invernali grazie agli impianti sciistici, e villeggiatura estiva.

La natura geologica prevalentemente calcarea è evidenziata dal biancore delle rocce affioranti lungo i fianchi della montagna. I composti calcareo-marnosi disegnano delle trame visibili a notevoli distanze, sia nella parte sommitale del versante settentrionale e, soprattutto, in quella meridionale. È possibile scorgere la bianchissima trama calcarea della scoscesa Ripa dei Salti fin dalle coste adriatiche, soprattutto nelle giornate di cielo terso.

Un bosco lussureggiante ricopre le pendici del Monte Carpegna. Sono prevalenti i faggi, le querce, i cerri, i carpini, gli aceri, i frassini, i sorbi, gli agrifogli, vegetazione tipica dell’Appennino settentrionale. Nelle pendici meridionali è presente invece una pineta, in cui le specie prevalenti sono pino nero d’Austria e abete. Quest’ultimo è il frutto di un rimboschimento effettuato durante i primi del Novecento. Questo tipo di albero ha permesso di ripristinare l’humus di un terreno eccessivamente dilavato, che costituiva un pericolo per l’abitato di Carpegna per le possibili frane. Oggi, la vegetazione spontanea sta lentamente sostituendo la pineta.

Tra le specie erbacee, ricordiamo le più diffuse: anemoni trifogliati, fiordalisi montani, gigli rossi, gigli martagoni e numerose specie di orchidee.

La fauna è composta da rapaci notturni e diurni come la civetta, il barbagianni, il gufo reale, l’allocco, la poiana, il gheppio, il falco pellegrino e l’aquila. Tra i mammiferi è possibile incontrare volpi, caprioli, daini, cinghiali, tassi e istrici.

Monte Carpegna. (14 marzo 2018). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 21 giugno 2018, 13:38 da it.wikipedia.org

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Monte Cimone – Vista su Pian Cavallaro

Monte Cimone - Vista su Pian Cavallaro

Il monte Cimone è il maggiore rilievo dell’Appennino settentrionale e della regione Emilia-Romagna, con una altezza di 2.165 m s.l.m. Interessa i comuni di Fiumalbo, Sestola, Fanano e Riolunato, della provincia di Modena.

È una montagna piuttosto tozza, con una vaga forma piramidale a tre facce, e un’anticima denominata Cimoncino. All’interno della montagna è ricavata una struttura militare, motivo per cui, durante il periodo della guerra fredda, l’accesso alla vetta era vietato.

Il suo profilo è un elemento caratteristico del paesaggio dell’Appennino modenese ed è visibile dalle province di Modena, Reggio Emilia, Ferrara, Parma, Mantova, Pistoia, Bologna, Pisa, Ravenna, Verona e Vicenza (le ultime due necessitano di ottima visibilità perché il Cimone possa essere osservato). Considerando la risoluzione spaziale dell’occhio umano, la cima del monte Cimone è il punto geografico dal quale si vede più superficie italiana. In condizioni di ottima visibilità, infatti, si può scorgere all’orizzonte tutto l’arco alpino, il mar Adriatico, il monte Amiata, l’Argentario, il mar Tirreno, l’isola d’Elba, la Corsica e l’isola di Capraia.

In quanto importante stazione sciistica invernale, la montagna è fornita di impianti di risalita che permettono di giungere in prossimità della vetta partendo dal centro abitato di Sestola, da Canevare, frazione di Fanano, dalla località Le Polle di Riolunato e da Montecreto. Una funivia, aperta anche nel periodo estivo, collega passo del Lupo (raggiungibile in auto) a Pian Cavallaro, da cui è possibile raggiungere la sommità in circa un’ora e mezzo.

Sulle pendici del monte vi è il lago della Ninfa, di origine tettonica.

Nel corso di alcuni lavori, sono state scoperte in vetta tracce di presenza umana risalenti ai Romani.

Tracce di insediamenti umani destinati alla pastorizia, sono riconducibili all’antichità, mentre le prime salite con finalità sportive o scientifiche sono documentate a partire dal 1567, da parte di Guidinello Montecuccoli, nobile locale. Diverse spedizioni per lo studio della pressione e della composizione atmosferica sono state compiute nel Seicento, anche ad opera dei padri gesuiti.

Monte Cimone. (31 agosto 2015). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 19 ottobre 2015, 12:46 da it.wikipedia.org

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Rifugio Lagdei a Corniglio

Rifugio Lagdei

Corniglio (Cornì in dialetto parmigiano) è un comune italiano di 1.865 abitanti della provincia di Parma. Fa parte del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano.

Ubicato alla fine dell’Emilia e confinante con la Regione Toscana, Corniglio si posiziona strategicamente sia verso il mare (85 km per le Cinque Terre) che verso gli impianti sciistici di Schia (25 km) e Prato Spilla (30 km).

A circa 15 km da Corniglio, nel cuore del Parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, si può raggiungere il Rifugio Lagdei dal quale, tramite seggiovia, si può arrivare ad uno dei più suggestivi laghi del parco, il Lago Santo.

A valle del paese si può incontrare il cosiddetto Ponte Romano, a tre campate, un manufatto interessante, sicuramente molto antico.

Corniglio è posto su un promontorio che domina le valli dei torrenti Bratica e Parma; si è sviluppato in origine grazie alla sua posizione, un tempo strategica, intorno alla rocca che si erge al centro del monte su cui si estende il paese. La località è citata già nell’894 (curtem de Cornialum in finibus Tusciae”).

La sua conformazione denuncia effettivamente un’origine medievale e diversi portali oggi visibili potrebbero risalire al Cinquecento, con architravi scolpiti, forse di reimpiego però, magari dallo stesso castello. La via principale è inoltre in linea con un accesso al fortilizio. Questo si erge a fianco di uno slargo con fontana, centro della vita del paese, e appare solo in minima parte conservato nelle forme d’origine. Sicuramente un tempo era completamente cinto da mura e tuttora la base di quelle conservate appare comunque possente. Resta anche un baluardo circolare, all’angolo del perimetro murario settentrionale, di origine verosimilmente cinquecentesca. La spianata sommitale è ora occupata da edifici recenti che ospitano gli uffici comunali e da un oratorio (santi Lucio ed Amazio) in forma di tempio classico, risalente all’Ottocento. Ogni costruzione medievale in elevazione è scomparsa.

L’area dell’alta Val Parma divenne sede delle guerre tra Bizantini e Longobardi che combatterono una vera e propria guerra di alta quota tra la Cisa ed il Lagastrello utilizzando la strada del Lago Santo come collegamento tra la linea principale del limes bizantino e Corniglio, che sarebbe stato secondo Ubaldo Formentini nel suo “Scavi e ricerche sul limes bizantino nell’appennino lunese-parmense”, un avamposto entro le linee longobarde, collegato a Filattiera mediante una strada fortificata.

La prima menzione ufficiale del castello risale al 6 febbraio 1240, quando Guglielmo de Egidiis sentenzia contro il Vescovo di Parma, Martino, in una causa con i Platoni di Val Taro. Si presume che Corniglio era antico feudo (dopo il mille). La zona fu oggetto di contesa tra le città comunali di Parma e Piacenza, ma tornò nel 1221 a Parma. Se non già prima eretto, il castello lo avrebbe potuto essere stato in queste occasioni. Parte dei possessi vescovili, a metà del Trecento passò dal vescovo Ugolino Rossi a suo fratello Rolando a compensazione di un ingente debito con lui contratto. A fine Quattrocento, dopo la caduta dei conti Rossi che si opponevano – con Pietro Maria – a Ludovico il Moro, anche questo castello passò di mano, per tornare ai Rossi ai primi del Cinquecento.

Dopo la costituzione del ducato farnesiano di Parma sotto il controllo della famiglia Farnese, nel 1545, Corniglio ne seguirà le sorti fino all’estinzione, nel 1731, ed il passaggio ad altre famiglie di regnanti (per le quali è opportuno vedere la voce Parma).

Il paese di Corniglio è tra le Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione in quanto insignito della Medaglia d’Argento al Valor Militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale.

il 27 gennaio del 1996 la parte produttiva del paese che vantava di diversi salumifici, il centro sportivo, il cimitero nuovo e il quartiere/frazione di Linari è stato investito da una frana, classificata in quel momento come la più profonda d’Europa. La strada per diverse frazioni fu interrotta per anni. Fu abbattuta una pineta centenaria e furono demoliti 5 salumifici, una cinquantina di abitazioni e diverse attività commerciali con inestimabile danno economico per la vita del paese e del comune.

Il 27 gennaio 2012 all’interno del territorio comunale di Corniglio è avvenuto un sisma di magnitudo 5.4, che ha provocato danni in molti edifici storici della zona, e facendosi sentire in molte aree d’Italia.

Nella primavera 2013 il territorio è stato investito da una eccezionale ondata di pioggia che è scaturita in forti movimenti gravitativi del terreno. In particolare, la frazione di Sauna, ha avuto gravi problemi: tre case e una stalla con 120 capi hanno ricevuto ordinanza di demolizione così come tre strutture adibite a ricovero attrezzi. Permangono ancora ordinanze di evacuazione su altri due fabbricati.

Lo stato e il dipartimento di Protezione Civile ha disposto lo stato di emergenza per i territorio d’Appennino colpiti, anche a seguito delle numerose criticità del territorio Cornigliese.

Corniglio. (27 novembre 2017). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 28 dicembre 2017, 08:13 da it.wikipedia.org

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Rifugio Mariotti sul Lago Santo Parmense

Rifugio Mariotti sul Lago Santo Parmense

Rifugio Mariotti sul Lago Santo Parmense

Il lago Santo parmense, con i suoi 81.550 m2 di superficie[1], è il più vasto lago glaciale della provincia di Parma e dell’Emilia-Romagna, ed anche il maggiore lago naturale di tutto l’Appennino settentrionale. Ha una profondità massima di circa 22,5 metri.

Il lago, situato a 1.507 metri d’altitudine[1] nel comune di Corniglio, si trova nella parte occidentale del Parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano e fa parte anche del Parco regionale dei Cento Laghi. È sormontato poco più a sud dal monte Marmagna e dal crinale appenninico che divide la provincia di Parma da quella di Massa Carrara.

Dà origine al torrente Parma di Lago Santo che dopo essersi unito con il Parma di Badignana crea il torrente Parma propriamente detto.

Sulle sue sponde si trova il rifugio “Giovanni Mariotti”. Costruito dalla locale sezione del CAI allo scopo di fornire riparo e ricovero agli escursionisti, venne inaugurato il 12 settembre 1882. L’11 agosto 1935 fu dedicato a Giovanni Mariotti, sindaco della città di Parma, senatore del Regno e presidente della sezione CAI di Parma dal 1893 al 1935.

Il rifugio dispone di servizio cucina e di 42 posti letto.

Il lago è popolato da trote fario, salmerini alpini, cobiti e scardole. Vi sono inoltre varie specie di insetti e crostacei, alcuni dei quali endemici.

Il Lago Santo in inverno si ricopre di uno strato di ghiaccio, a volte anche molto spesso. Questa caratteristica e la facile accessibilità data dalla seggiovia ne fa un punto privilegiato per le immersioni subacquee sottoghiaccio. Le manifestazioni di questo tipo, che si svolgono in inverno, attirano numerosi subacquei anche da altre regioni.

Lago Santo parmense. (8 marzo 2017). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 27 marzo 2017, 09:08 da it.wikipedia.org

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San Pellegrino in Alpe

San Pellegrino in Alpe

San Pellegrino in Alpe è una frazione divisa tra i comuni di Castiglione di Garfagnana (provincia di Lucca) e di Frassinoro (provincia di Modena); di quest’ultimo costituisce una exclave. È situato a 1525 m s.l.m., sul versante appenninico della valle.

È il paese abitato posto alla maggiore altitudine dell’intera catena montuosa appenninica[senza fonte] ed è adagiato su uno dei versanti dell’Alpe di San Pellegrino (1701 m s.l.m.), facilmente raggiungibile dal paese tramite sentieri escursionistici. Il santuario è infatti spaccato a metà tra le due province di Modena e Lucca.

Il paese è sorto nel Medioevo intorno all’omonimo Santuario di San Pellegrino, attualmente visitabile ed in ottimo stato di conservazione. Nel paese è allestito, vicino al santuario, un museo dedicato alla civiltà contadina locale. Il sito è raggiungibile dall’Emilia attraverso il Passo delle Radici, 1529 m s.l.m. (uno dei passi alla maggiore altitudine della Toscana) e dalla Toscana attraverso la provinciale che sale in maniera molto ripida dalla Garfagnana. Da San Pellegrino in Alpe si gode di un ampio panorama sulla Garfagnana e sulle Alpi Apuane.

A queste ultime è legata una leggenda locale: si narra che San Pellegrino delle Alpi, tentato dal Diavolo, dopo aver perso la pazienza, gli sferrò un tremendo schiaffo, facendogli attraversare l’intera valle, fino a farlo sbattere contro le Alpi Apuane. Queste vennero oltrepassate e bucate dal corpo del Diavolo, lasciando come traccia il Monte Forato (1234 m s.l.m.), un arco naturale di pietra lungo 15 m ed alto 12 m visibile, per l’appunto, da San Pellegrino in Alpe.

San Pellegrino in Alpe. (9 marzo 2017). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 7 aprile 2017, 08:10 da it.wikipedia.org

Immagine | Comune di Frassinoro