Gallipoli – Antico Porto del Seno del Canneto

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Il santuario di Santa Maria del Canneto si erge nei pressi del ponte che collega la città vecchia, posta sull’isola, al borgo. Affacciata sullo specchio d’acqua del Seno del Canneto, l’antico porto di Gallipoli, fu costruita nell’ultima metà del Seicento su un preesistente edificio sacro del 1504. Un portico, con tre arcate frontali e due laterali a tutto sesto con archi, introduce alle tre navate sormontate da un pregevole soffitto ligneo a cassettoni. Sulla parete di fondo troneggia l’antica effigie della Madonna del Canneto, legata a una leggenda cara ai pescatori del posto.

Gallipoli. (3 agosto 2017). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 4 agosto 2017, 15:08 da it.wikipedia.org

A Gallipoli sono presenti 2 porti: uno antico nei pressi della Fontana greca e uno mercantile nella città vecchia. Il porto antico ospita i pescherecci, chiamati paranze mentre il porto mercantile ospita navi di grandi dimensioni. Nel XV sec. la città passa ai veneziani vi iniziarono i lavoro per edificare il porto – che fino a quel momento era solo un piccolo riparo per barche. Intorno al 1480, il porto di Gallipoli venne ristrutturato completamente dai Veneziani e successivamente passò in mano agli Aragonesi.

Ferdinando I di Borbone avviò la costruzione del porto che divenne nel Settecento la più importante piattaforma olearia del Mediterraneo per il commercio dell’olio per lampade (olio lampante). In quel periodo il porto divenne un punto di riferimento per il commercio soprattutto dell’olio lampante e del vino. Nel 1850 dopo ulteriori miglioramenti, divenne il porto più importante dell’area ionica del Salento. Gallipoli e il suo porto ebbero un’importanza fondamentale per il commercio dell’olio lampante. Dal suo porto partivano navi cariche di olio verso tutto il mondo. Tuttora risiedono in città i discendenti di famiglie genovesi, sarde, veneziane e napoletane di commercianti di olio che si spostarono a Gallipoli come gli Spinola, i Vallebona, i Calvi, ecc. Gran parte dell’olio prodotto o depositato nelle cisterne veniva venduto a Paesi esteri, i quali avevano rappresentanza in Gallipoli con propri vice consolati. In Gallipoli si ebbero fino al 1923 i consolati esteri di molte nazioni europee: Austria, Danimarca, Francia, Inghilterra, Impero ottomano, Paesi Bassi, Portogallo, Prussia, Russia, Spagna, Svezia e Norvegia, Turchia. Il porto è protetto, dalle forti mareggiate, da due moli, il Molo Foraneo ed il Molo Tramontana. Inoltre nel porto arrivano navi che esportano in tutto il mondo cemento prodotto dalla ditta Colacem, il terzo produttore e distributore in Italia di cemento ed è la società capofila del Gruppo Financo.

Una moderna ristrutturazione si è avuta nel 1980 ed oggi il Porto Mercantile ha una estensione di 80mila metri quadrati.Nel porto vi sono sedi della Capitaneria di Porto, Polizia di Stato squadra nautica, Guardia di Finanza, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Oggi è un importante fulcro commerciale e durante il periodo estivo diventa un importante scalo turistico per il Salento. Tutti i giorni, al tramonto, le imbarcazioni rientrano nei porti per vendere il pesce pescato. Presso il porto si svolge ogni anno la premiazione del Premio Barocco trasmesso in diretta dall’emittente televisiva RAI.

Porto di Gallipoli. (30 luglio 2016). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 4 agosto 2017, 15:09 da it.wikipedia.org

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Villanova di Ostuni – Vista sul porto

Villanova di Ostuni - Vista sul porto

Villanova è una frazione del comune di Ostuni (BR), situata sulla costa adriatica, a circa 7 km dal capoluogo del comune di appartenenza e a circa 35 km dal capoluogo di provincia.

È la frazione principale della cosiddetta “Marina di Ostuni” che si estende dal Parco naturale delle Dune costiere (nel quale vi sono il Lido Morelli e il Lido Bosco Verde) e l’adiacente frazione Pilone, fino alla frazione Santa Lucia – Torre Pozzella. In questo tratto di costa sono comprese le note località turistiche di Rosa Marina, Monticelli, Diana Marina, Gorgognolo, Costa Merlata e Cala dei Ginepri.

Villanova dispone di un porticciolo turistico ai piedi del basso castello fortilizio del XIV secolo, una chiesa ottocentesca e numerose spiagge. La zona del porto è il nucleo centrale del paese che comprende anche le zone di Camerini e Fontanelle.

Il piccolo centro sorge in prossimità dell’antica Via Traiana, infrastruttura romana di collegamento tra il Nord ed il Sud della Puglia rimasta in uso anche in età normanno sveva. Nel XII secolo il sistema portuale dell’area adriatica sotto l’autorità di Ostuni è ampliato dallo sviluppo della piccola Petrolla, oggi Villanova. Indice dell’espansione sull’Adriatico di Ostuni. Nel 1182 Tancredi Conte di Lecce e signore di Ostuni, concede al vescovo ed ai cittadini ostunesi di fondare un centro presso San Nicola di Petrolla e di popolarlo. È in oltre concesso un mulino ed un forno, riservandosi il diritto di amministrarvi la giustizia.

Il centro viene rilevato nel percorso di ritorno dalla terza crociata di Filippo II Augusto re di Francia nel 1191 et recedens, inde transitum fecit.. per villam que dicitur la Petrolle.

È l’imperatore Federico II di Svevia a dare la maggiore spinta propulsiva per lo sviluppo del casale. Il 9 ottobre 1239 Federico II ordina ad Andrea di Acquaviva, giustiziere di Terra d’Otranto di verificare perché il suo predecessore Filippo di Maremonte non sia riuscito a far ripopolare Petrolla nonostante il suo ordine. Il 29 febbraio 1240 rinnova l’ordine allo stesso giustiziere e richiede di far pervenire ad cameram nostram una relazione completa. Pervenuta puntualmente il 6 aprile 1240.

Nel 1277 Carlo I d’Angiò fonda Villanova sulle ceneri della scomparsa Petrolla. Gli abitanti di Villanova erano tenuti, insieme agli abitanti di Carovigno alla manutenzione dell’antico castello di Ostuni, uno dei Castra exempta del Regno di Sicilia.

Scavi archeologici degli ultimi anni hanno attestato le rovine sottomarine del porto romano di Ostuni, costruito durante l’impero di Traiano, molto attivo per i traffici commerciali soprattutto d’olio e vino fino alla distruzione da parte delle scorrerie dei saraceni.

Villanova (Ostuni). (25 marzo 2017). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 12 aprile 2017, 14:17 da it.wikipedia.org

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Alberobello – Vista sui Trulli

Alberobello - Vista sui Trulli

Alberobello (Aiarubbédde in apulo-barese[3]) è un comune italiano di 10 751 abitanti della città metropolitana di Bari, in Puglia, al centro della Valle d’Itria e della Terra dei Trulli.

Celebre per le sue caratteristiche abitazioni chiamate trulli (Casedde o Cummersa) che, dal 6 dicembre del 1996, sono patrimonio dell’umanità dell’UNESCO[4], fa parte della Valle d’Itria e della Murgia dei Trulli.

L’origine del nome è stata oggetto di studi e recenti contributi[5][6] secondo cui la denominazione originaria era Silva Alborelli, come risulta dal più antico documento a conoscenza degli studiosi, e cioè il Diploma d’investitura del 15 maggio 1481 del Re Ferrante d’Aragona, col quale i beni del defunto Conte Giuliantonio I, l’eroe di Otranto, furono assegnati al figlio Andrea Matteo illetterato. In detto documento, ricavato dal Grande Archivio di Napoli (Reg. Privil. fol. 32 e 59, vol. 39) e riportato nel testo integrale, si legge Silva Alborelli in provincia nostra Terra Bari.

Il nome divenne ufficiale il 22 giugno del 1797 per scelta degli abitanti ed era emerso anche il nome Ferrandina in onore di re Ferranteone.

La storia di questi edifici molto particolari è legata a un editto del Regno di Napoli che nel XV secolo sottoponeva ad un tributo ogni nuovo insediamento urbano. I conti di Conversano, proprietari del territorio su cui sorge oggi Alberobello, imposero allora ai contadini inviati in queste terre di edificare a secco, senza utilizzare malta, le loro abitazioni, in modo che esse potessero configurarsi come costruzioni precarie, di facile demolizione. Anche perché la malta era costosa.

Dovendo quindi utilizzare soltanto pietre, i contadini trovarono nella forma rotonda con tetto a cupola autoportante, composto di cerchi di pietre sovrapposti, la configurazione più semplice e solida. I tetti a cupola dei trulli sono abbelliti con pinnacoli decorativi, la cui forma è ispirata a elementi simbolici, mistici e religiosi.

Essi erano realizzati dalla maestranza assunta per la costruzione del trullo e ne identificavano l’artigiano. In base alla qualità della fattura del pinnacolo si poteva dunque identificare non solo la destrezza artigianale del costruttore, ma anche il valore della costruzione. Una maggiore spesa nella costruzione del trullo permetteva di individuare pertanto, le famiglie più abbienti da quelle meno facoltose.

Per quanto riguarda i simboli dipinti sopra i tetti dei trulli spesso assumono un significato religioso come la croce o il cuore trafitto; talvolta possono rappresentare segni dello zodiaco. come il capricorno Pinnacolo e simbolo dipinto insieme formavano una sorta di identificativo civico, e per non incontrare il malocchio. In quanto per lungo tempo Alberobello ha visto negarsi un riconoscimento ufficiale da parte dei conti di Conversano. Questi simboli furono fatti soprattutto nel periodo fascista.

Nel periodo fascista fu costruito il Belvedere con affianco la gradinata e i bagni pubblici.

Nel periodo fascista sui coni dei trulli veniva posto la scritta “W IL DUCE” anche perché negli anni ’30 ci fu la visita di Benito Mussolini ad Alberobello che non si fece più.

Nel 1960 ci fu la visita di Aldo Moro

Nella Domenica delle Palme vengono messi sui trulli le palme come segno di benedizione.

I trulli si trovano anche nella campagna di Alberobello su ogni terreno (fondo).

Alberobello. (11 aprile 2017). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 12 aprile 2017, 14:23 da it.wikipedia.org

Immagine Alberobello | meteovalleditria

Isole Tremiti – San Domino

Isole Tremiti - San Domino

L’isola di San Domino è un’isola italiana facente parte dell’arcipelago delle Isole Tremiti (o Diomedee) nel mar Adriatico. È per superficie la prima isola pugliese oltre che dell’arcipelago tremitese.

Rientra amministrativamente nel comune delle Isole Tremiti, in provincia di Foggia.

L’isola si sviluppa su una superficie di circa 208 ha[1], per una lunghezza di 2.600 metri, una larghezza di 1.700 metri, con uno sviluppo costiero di 9.700 metri e un’altezza massima di 116 metri s.l.m. (Colle dell’Eremita).

Dista 450 metri da San Nicola, 1.450 metri da Capraia e 200 metri dal Cretaccio.

Lungo il periplo dell’isola si aprono diverse insenature e grotte che si possono scoprire grazie alle escursioni in barca. Seguendo il perimetro dell’isola in senso orario, partendo dal Porto di San Domino, troviamo la Cala delle Arene, l’unica spiaggia sabbiosa e dal fondale basso dell’arcipelago diomedeo, la Punta dello Spido (luogo più orientale dell’isola), la Cala dello Spido, la Punta Matano, la Cala Matana, a cui il cantautore Lucio Dalla, che possedeva un appartamento nei suoi pressi, ha dedicato l’album discografico Luna Matana, la Punta dal Pigno, la Cala del Pigno, la Cala dell’Elefante, lo Scoglio dell’Elefante (anche detto L’Elefante), denominato così per l’animale di cui ricorda la forma, la Grotta del Sale, la Cala del Sale, la Cala delle Roselle, la Grotta delle Viole, la Cala di Zio Cesare (anche detta Cala Zio Cesare), la Punta di Zio Cesare (anche detta Punta di Ponente, luogo più meridionale dell’isola e dell’intero arcipelago), Le tre Senghe, la Grotta delle Murene, la Punta della Provvidenza, la Grotta del Bue Marino, la Cala del Bue Marino, L’Architello, la Punta Secca , la Grotta delle Rondinelle, la Cala dei Benedettini, denominata così per la vicina Cisterna dei Benedettini, la Punta del Vapore, la Cala degli Inglesi, la Punta del Vuccolo (luogo più occidentale dell’isola e dell’intero arcipelago), la Cala Tramontana, la Cala Tonda, la Grotta del Coccodrillo, la Cala Tamariello, la Punta del Diamante (luogo più settentrionale dell’isola) e I Pagliai, un insieme di quattro grandi scogli.

La Grotta delle Viole è posizionata sul versante meridionale dell’isola e pare abbia assunto questo nome per le migliaia di fiori selvatici che vi fioriscono all’interno, anche se un’altra teoria vuole tale denominazione per la colorazione rosso violacea delle alghe calcaree che tappezzano le pareti sommerse della stessa.

L’isola di San Domino tra quelle dell’arcipelago delle Tremiti è la più ricca di vegetazione e, a detta di molti, la più bella dal punto di vista paesaggistico e naturalistico. L’isola è in parte coperta da una pineta composta quasi esclusivamente da pini d’Aleppo che degrada, in molti punti, fino alle rocce che vanno a strapiombo sul mare. Il sottobosco, rigoglioso, è costituito da specie tipiche della macchia mediterranea, quali rosmarino, ginepro, lentisco, mirto e fillirea. Sull’isola sono presenti colture di viti e di olivi. Per quanto riguarda la popolazione animale dell’isola si riscontra, soprattutto nella parte costiera sud-orientale, una concentrazione di diplopodi del genere dei Narceus.

Isola di San Domino. (2 ottobre 2016). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 29 marzo 2017, 08:39 da it.wikipedia.org

Immagine | Hotel Gabbiano