Pintura di Bolognola

Pintura di Bolognola - Partenza Skilift Pintura 1

Pintura di Bolognola – Partenza Skilift Pintura 1

Pintura di Bolognola - Partenza Skilift Porte di Berro

Pintura di Bolognola – Partenza Skilift Porte di Berro

Pintura di Bolognola - Partenza Skilift Castelmanardo

Pintura di Bolognola – Partenza Skilift Castelmanardo

Bolognola è un comune italiano di 140 abitanti della provincia di Macerata nelle Marche.

È il comune più alto delle Marche. Si trova al centro del Parco nazionale dei Monti Sibillini, che nel 2006 l’ha scelta come sede per il reinserimento in natura del camoscio appenninico. Sorge nei pressi del letto del fiume Fiastrone, del quale ospita le sorgenti. La cima più alta nel suo territorio è il Monte Rotondo, sotto la vetta del quale si apre l’inaccessibile forra dell’Acquasanta, con l’omonima e splendida cascata naturale. È principalmente un centro turistico, estivo (con le numerose escursioni possibili nel suo territorio) e invernale (grazie agli impianti scioviari, ristrutturati tra il 2005 e il 2006). Il centro abitato è costituito da tre nuclei risalenti al medioevo: Villa da Capo (o Villa Malvezzi) a sud, Villa di Mezzo (o Villa Pepoli) e Villa da Piedi (o Villa Bentivoglio) a nord. A quota 1331 m s.l.m., e a circa 3 km dal centro del paese, è situata l’unica frazione di Pintura, nata come centro turistico e sviluppatasi attorno agli impianti scioviari.

La stazione meteorologica di Bolognola è la stazione meteorologica di riferimento per la città di Bolognola. In base alla media trentennale di riferimento 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a -2,4 °C; quella del mese più caldo, luglio, è di +17,4 °C. Le precipitazioni medie annue si aggirano ai 800 mm, mediamente distribuite in 89 giorni, con un minimo relativo in estate ed un picco in autunno. La neve fa la sua apparizione circa trenta volte l’anno in paese, e quasi sempre con accumuli molto significativi. In media ci sono 94 giorni di gelo all’anno.

La leggenda vuole che Bolognola sia stata fondata nel basso medioevo, nel XIV secolo, da tre nobili bolognesi esuli in queste terre ai tempi delle lotte tra guelfi e ghibellini. I tre nobili, Pepoli, Malvezzi e Bentivoglio, avrebbero dapprima fondato il paese di Appennino, nei pressi del Santuario di Macereto, per poi spostarsi nell’alta valle del Fiastrone. Qui avrebbero fondato tre nuclei abitati contigui (Capo la villa, Villa di mezzo e Pie’ la villa), che insieme costituirebbero tuttora il borgo di Bolognola. Il nome del paese, secondo questa tradizione, starebbe a significare appunto “Piccola Bologna”. Sulla base di questa erronea convinzione, alle tre ville sono state successivamente attribuiti i nomi dei tre presunti fondatori.

La realtà storica è invero ben diversa. È ormai assodato che un originario nucleo abitato esistesse nell’area dove attualmente sorge Bolognola già abbondantemente prima del 1200. Il toponimo non avrebbe nulla a che fare con il capoluogo emiliano, bensì potrebbe derivare dal latino Bononia (terra di cose buone), poi trasformatosi con il tempo in “Bononiola”. Forse ancora più plausibile è la derivazione dal celtico bona (luogo fortificato), stante la presenza di evidenti tracce della cultura celtica nell’area dei Sibillini. Altra possibile e più suggestiva interpretazione, è quella secondo la quale all’origine del toponimo ci sarebbe il culto della dea Bona, anticamente diffuso nei monti Sibillini.

Il borgo divenne in seguito Libero comune, subendo sempre molto l’influenza dei Da Varano, signori di Camerino, che eressero anche un castello – di cui oggi restano solo poche rovine – nella Villa di mezzo (conosciuto, sulla scorta della leggenda, come Castello Pepoli).

La popolazione cominciò drasticamente a diminuire nella prima metà del XX secolo, a causa soprattutto delle due grandi valanghe staccatesi dal sovrastante Monte Sassotetto, che, negli inverni del 1930 e del 1934, fecero 19 vittime ciascuna, radendo al suolo buona parte degli edifici più antichi.

L’abitato è stato danneggiato dallo sciame sismico che ha colpito il centro Italia nel 2016/2017.

Bolognola. (1 luglio 2019). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 30 dicembre 2019, 13:22 da it.wikipedia.org

Immagini | Bolognola-ski

Eremo Monte Carpegna

Eremo Monte Carpegna

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Eremo Monte Carpegna ingresso

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Il monte Carpegna è un massiccio montuoso sito nell’Appennino Tosco-Romagnolo, posto in senso longitudinale nordovest-sudest ai confini tra le regioni di Marche, Toscana ed EmiliaRomagna, nella zona del Montefeltro. Si trova in provincia di Pesaro e Urbino e di Rimini per la gran parte del suo territorio. Una parte del Sasso Simone è in provincia di Arezzo. È posto a nord-ovest del Monte Nerone: tra le due vette passa il confine tra Appennino Tosco-Romagnolo e Appennino Umbro-Marchigiano.

Il massiccio del monte Carpegna comprende anche le vette di San Leo, San Marino, Villagrande, monte Canale, Sasso Simone e Simoncello e altri rilievi minori del Montefeltro.

Alle pendici meridionali si stende l’abitato di Carpegna (748 metri s.l.m.), mentre a est, incastrata in uno dei suoi contrafforti, si trova l’abitato di Villagrande (sede del comune di Montecopiolo). A nord si staglia il piccolo comune di Maiolo (550 metri s.l.m.) e a nord-ovest sono adagiati i comuni di Pennabilli e Sestino. Il monte Carpegna è compreso nel territorio del Parco naturale regionale del Sasso Simone e Simoncello. Sulla vetta del monte si estende l’Eremo del Monte Carpegna, nel comune di Montecopiolo, luogo di culto, data la presenza di uno storico santuario e metà di sport invernali grazie agli impianti sciistici, e villeggiatura estiva.

La natura geologica prevalentemente calcarea è evidenziata dal biancore delle rocce affioranti lungo i fianchi della montagna. I composti calcareo-marnosi disegnano delle trame visibili a notevoli distanze, sia nella parte sommitale del versante settentrionale e, soprattutto, in quella meridionale. È possibile scorgere la bianchissima trama calcarea della scoscesa Ripa dei Salti fin dalle coste adriatiche, soprattutto nelle giornate di cielo terso.

Un bosco lussureggiante ricopre le pendici del Monte Carpegna. Sono prevalenti i faggi, le querce, i cerri, i carpini, gli aceri, i frassini, i sorbi, gli agrifogli, vegetazione tipica dell’Appennino settentrionale. Nelle pendici meridionali è presente invece una pineta, in cui le specie prevalenti sono pino nero d’Austria e abete. Quest’ultimo è il frutto di un rimboschimento effettuato durante i primi del Novecento. Questo tipo di albero ha permesso di ripristinare l’humus di un terreno eccessivamente dilavato, che costituiva un pericolo per l’abitato di Carpegna per le possibili frane. Oggi, la vegetazione spontanea sta lentamente sostituendo la pineta.

Tra le specie erbacee, ricordiamo le più diffuse: anemoni trifogliati, fiordalisi montani, gigli rossi, gigli martagoni e numerose specie di orchidee.

La fauna è composta da rapaci notturni e diurni come la civetta, il barbagianni, il gufo reale, l’allocco, la poiana, il gheppio, il falco pellegrino e l’aquila. Tra i mammiferi è possibile incontrare volpi, caprioli, daini, cinghiali, tassi e istrici.

Monte Carpegna. (14 marzo 2018). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 21 giugno 2018, 13:38 da it.wikipedia.org

Immagine | Meteo SM