Tirrenia – Vista sulla spiaggia

Tirrenia - Vista sulla spiaggia

Tirrenia – Vista sulla spiaggia

Tirrenia è una frazione del comune italiano di Pisa, in Toscana.

Ha una popolazione di circa 3 000 abitanti ed è posta a sudovest del capoluogo comunale. Località turistica balneare fondata negli anni trenta del XX secolo, prende il nome dal mare omonimo, pur affacciandosi, secondo le convenzioni dell’Istituto Idrografico della Marina, sul Mar Ligure.

Immersa nella pineta marittima del litorale pisano, Tirrenia è bagnata dal Mar Ligure. Questo tratto di mare è tuttavia tradizionalmente considerato appartenente al Mar Tirreno, dal quale poi deriva il nome stesso della cittadina. Tirrenia è situata al centro della costa toscana, immediatamente a sud della Versilia, ed è compresa nella parte più meridionale del Parco naturale di Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli. Si sviluppa prevalentemente lungo la costa, ed è delimitata da Marina di Pisa a nord, e Calambrone a sud. Il suo territorio racchiude uno degli ultimi ambienti dunali italiani, protetto da un’oasi del WWF.

Le spiagge sabbiose rappresentano la principale attrattiva del luogo, associate ad alcuni locali (pub e discoteche) abbastanza rinomati nella zona, ed attivi sia durante la stagione estiva sia in quella invernale.

La sua economia è prevalentemente basata sul turismo, sia nazionale che straniero. Anche la pesca è frutto di guadagni, ed è praticata soprattutto dagli abitanti del luogo. Tirrenia inoltre, come molte località balneari, ha un alto costo della vita ed una forte richiesta residenziale.

Nell’area più periferica sono presenti molti campi agricoli di ricerca dell’Università di Pisa.

Tirrenia è molto frequentata durante tutto l’anno dai giovani della zona, principalmente di Pisa e Livorno, con lo scopo di divertirsi nelle discoteche e nei pub presenti. Il viale principale, che costeggia la pineta e dà accesso agli stabilimenti balneari, offre numerosi alberghi, di cui alcuni di alto pregio. Dalla fine anni ottanta crebbe di importanza la discoteca Imperiale Club. La discoteca Club Imperiale nacque da un’idea dell’allora gestore Roberto Pannocchia, noto imprenditore Livornese che avviò per ben quattro stagioni quello che migliaia di generazioni di all’epoca ricordano come il “Mezzanotte-Mezzogiorno”. La discoteca annetteva anche lo stabilimento balneare sulla spiaggia; il locale divenne molto famoso in Toscana per la musica elettronica, e qui ha avuto inizio la carriera di Franchino, uno dei vocalist più famosi d’Italia. In estate gli stabilimenti balneari sono presi d’assalto da giovani e famiglie, facendo di Tirrenia un centro vitale sia di giorno che di notte; la costa, con la sua spiaggia sabbiosa, è lunga più di 5 chilometri e dotata di numerose attrezzature.

Tirrenia è attraversata dalla SP224, collega i centri del litorale pisano tra Calambrone e Marina di Pisa. Dista circa 15 km dal centro di Pisa e 10 km da quello di Livorno. Può essere raggiunta facilmente dall’uscita autostradale di Pisa Centro dell’Autostrada Azzurra (A12) oppure dalla Strada di grande comunicazione Firenze-Pisa-Livorno, o ancora dalla via Aurelia che scorre parallela alla SP224.

Le stazioni ferroviarie più vicine sono quelle di Pisa Centrale e Livorno Centrale.

Dal 1932 fino agli anni sessanta nel litorale era presente una ferrovia elettrica: la Pisa-Tirrenia-Livorno, popolarmente denominata Trammino o Trenino. Il tracciato toccava appunto Pisa, San Piero a Grado, Marina di Pisa, Tirrenia, Calambrone e Livorno, ed era frequentatissima soprattutto nel periodo estivo. La stazione di Tirrenia è tuttora presente nel centro del paese (ed attualmente occupata da un bar/gelateria), ma i binari, in parte rimossi, sono stati rimpiazzati da un parcheggio tra via delle Abetelle e via dei Pioppi, mentre in altri tratti restano nascosti dalla vegetazione.

Tirrenia è servita da frequenti corse di autolinee della compagnia CTT Nord, che la collegano a Pisa e a Livorno.

Lungo il viale principale è presente una pista ciclabile che si estende fino a Marina di Pisa a nord e fino al Calambrone a sud.

Tirrenia. (29 giugno 2020). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 7 luglio 2020, 08:03 da it.wikipedia.org

Immagine | Bagno Maddalena

Porto di Genova – Terminal Traghetti

Porto di Genova - terminal traghetti

Porto di Genova – terminal traghetti

Il porto di Genova (in sigla GOA) è il più grande ed importante porto italiano sia in ragione della sua estensione, con 700 hm² di spazi a terra e 500 hm² di specchi acquei, e 22 km di banchine, sia in ragione al numero di linee di navigazione[1], sia per movimentazione container con destinazione finale (e più in generale per volume di merce varia), sia per profilo occupazionale (più di diecimila lavoratori diretti, circa trentamila considerando l’indotto).

Inoltre è stato anche primo per volumi movimentati fino al 2013, anno in cui il porto di Trieste lo ha superato (principalmente in ragione di un sostanzioso incremento delle movimentazioni di rinfuse liquide presso l’oleodotto SIOT).

In aggiunta, il Porto di Genova, oltre a tutti i suoi primati che ne fanno il primo del Paese, e al secondo posto nel comparto di movimentazione merci, è anche il quarto porto crocieristico italiano, ed il sesto per flusso passeggeri.

Il Porto di Genova vanta anche pescaggi a filo banchina tra gli otto metri delle calate passeggeri ai quindici metri dei grandi terminal contenitori del PSA Genova – Pra’ e del SECH.

La sua storica valenza internazionale, unita alla sua marcata polifunzionalità (il porto di Genova movimenta qualunque tipologia di merce, costruisce, ripara, trasforma e demolisce navi), alla concentrazione di professionalità del settore e al suo peso economico, ne fanno la capitale indiscussa del trasporto navale italiano[2]. Nel 2016 ha segnato il record storico di traffici con 2.297.917 TEU.

Sbocco naturale al mare delle regioni del Nord-Ovest italiano, e situato in posizione strategica verso hinterland economico e commerciale europeo, il porto di Genova ha una storia e una tradizione antichissime.

Si sviluppa, partendo da levante verso ponente, dal bacino delle Grazie (l’area dove sorgono i cantieri e le officine delle riparazioni navali), poco distante dal quartiere fieristico della Foce e dal porticciolo turistico Duca degli Abruzzi, fino ai moderni terminal per la movimentazione delle merci varie poco discosti dalla Lanterna.

Lo scalo – che ha il suo naturale completamento nel porto petroli di Multedo, vicino a Pegli, e nel terminal container di Pra’ – comprende al suo interno, lungo i circa sei chilometri di strada sopraelevata che definiscono anche visivamente il cosiddetto waterfront, l’area del rinnovato porto antico. Nel tratto di costa fra Cornigliano e Sestri Ponente alcuni moli sono riservati ai cantieri di costruzioni di nuove imbarcazioni della Fincantieri.

In sostanza il porto di Genova restituisce alla città un valore simbolico aggiunto che va oltre il significato strettamente funzionale: il porto è infatti la città stessa e ne costituisce buona parte della sua storia.

Ma una tale storia è composta anche di dure vertenze sindacali, registratesi specialmente in anni più recenti, come quella che contrappose a fine anni ottanta i responsabili dei lavoratori portuali – i camalli eredi dei vecchi caravana addetti al carico/scarico dei piroscafi a tre alberi ormeggiati alle vecchie banchine e ai sili granari – e l’autorità portuale messa di fronte alla necessità di un radicale rinnovamento indispensabile per fronteggiare la concorrenza che si faceva sempre maggiormente pressante dei porti del nord Europa.

Dopo il crollo del Ponte Morandi si è intensificato il dibattito per la realizzazione mediante contributi dell’Unione Europea di un interporto in provincia di Alessandria, di un varco doganale per le merci internazionali sulla sponda destra del torrente Polcevera e per l’apertura h24 dei terminal, fatto che permetterebbe di spostare 4 000 mezzi pesanti fuori dal traffico cittadino nelle ore di punta, e di recuperare il gap di competitività stimato nel breve termine.

Situato geograficamente nella parte più settentrionale del mar Ligure, lo scalo genovese occupa circa cinquecento ettari di superficie a terra e altrettanti sullo specchio acqueo.

Le opere marittime su cui si basa si estendono per quarantasette chilometri di lunghezza cui trenta chilometri per i soli pontili operativi; la profondità dei fondali varia dai nove ai quindici metri con punte di cinquanta.

I tredici terminal in cui si articola l’attività di movimentazione di merci e passeggeri hanno una copertura di collegamenti garantiti dalle principali compagnie di navigazione da e per ogni località del mondo, con volumi di traffico di assoluto prestigio.

Due sono i fari principali: oltre a quello conosciuto universalmente come la Torre della Lanterna di Genova, che sorge sulla collina di San Benigno, nella zona di Sampierdarena, vi è quello, minore e dedicato alle superpetroliere, ubicato a Punta Vagno, nella zona residenziale di corso Italia.

La movimentazione delle merci nel porto di Genova è quanto mai variegata e ugualmente articolato è il traffico dei passeggeri che usufruiscono della Stazione marittima del terminal crociere e del moderno terminal traghetti con linee per le maggiori località del mar Mediterraneo. In passato questa zona del porto serviva anche come base per l’imbarco sui transatlantici della Società Italia e di altre compagnie di navigazione di linea.

Dopo aver conosciuto un lungo periodo di crisi – susseguente al ristagno economico degli anni settanta e anni ottanta, ma dovuto anche a un inasprimento della conflittualità per le condizioni di lavoro e remunerazione delle maestranze portuali – i famosi camalli – lo scalo ha ripreso nuovo vigore negli anni novanta riportando la propria quota di mercato su valori di eccellenza.

Nel periodo precedente la seconda guerra mondiale (ovvero nei primi quattro decenni del Novecento) il volume di merci movimentate a Genova era cresciuto da circa cinque a otto milioni di tonnellate di merci movimentate.

È negli stessi anni che lo scalo portuale ligure ha incominciato una crescita soprattutto in direzione del ponente, ovvero oltre il bacino della Lanterna, con la realizzazione del nuovo porto di Sampierdarena e l’edificazione – di fatto strappando territorio al mare, del moderno terminal container di Pra’, operativo dagli anni novanta.

Fortemente danneggiato dai bombardamenti del 1942 e del 1943 durante la seconda guerra mondiale, il porto riuscì nell’immediato dopoguerra a riconquistare una quota di otto milioni di tonnellate di merci manipolate, eguagliando il dato storico ante-guerra.

Negli anni sessanta, per fronteggiare la secolare congestione del porto[7] acuita dal vertiginoso aumento dei traffici, su iniziativa di Giacomino Costa[8] con un faticoso e contrastato coordinamento delle parti in causa[9], fu realizzato il “porto secco”[10] di Genova a Rivalta Scrivia nei pressi di Tortona, il primo interporto del genere in Italia e oggi collegato tramite ferrovia[11].

A metà degli anni settanta il traffico merci annuo era aumentato di oltre sette volte, superando i sessantadue milioni di tonnellate.

Durante gli anni ottanta si è avuta una nuova contrazione che ha riportato il tasso di attività a valori modesti (circa quaranta milioni di tonnellate di merci movimentate), ma con la ripresa di fine anni novanta il volume delle merci trattate è tornato a superare 50 milioni di tonnellate l’anno.

Uguale tendenza ha seguito il movimento di passeggeri – traghetti e crociere – che, nel 2003 ha superato la quota annua record di 3,35 milioni di passeggeri transitati dallo scalo genovese.

Porto di Genova. (10 giugno 2020). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 25 giugno 2020, 18:46 da it.wikipedia.org

Immagine | Webcam Comune di Genova

Gabicce Mare

Il Faro di Gabicce Mare

Il Faro di Gabicce Mare

Gabicce Mare - Vista della costa da Gabicce Monte

Gabicce Mare – Vista della costa da Gabicce Monte

Gabicce Mare - Vista del promontorio di Gabicce Monte

Vista del promontorio di Gabicce Monte

Gabicce Mare - Vista della spiaggia

Vista della spiaggia

Gabicce Mare (Al Gabez in romagnolo, El Gabéc’ in dialetto gallo-piceno) è un comune italiano di 5 716 abitanti della provincia di Pesaro e Urbino nelle Marche.

Gabicce Mare è il comune più settentrionale della regione Marche, al confine con l’Emilia-Romagna. Risulta anche il comune meno esteso della provincia di Pesaro e Urbino. Sorge su una piccola baia detta Baia degli Angeli, nell’ultimo tratto del Golfo di Rimini, alle pendici settentrionali del Monte San Bartolo. Nel territorio comunale scorrono il torrente Tavollo e il suo affluente Taviolo, che si uniscono nei pressi del centro cittadino.

A giugno 2008 è stato inaugurato un moderno Ponte Levatoio (Pedonale/Ciclabile, a sollevamento idraulico) che collega Gabicce Mare (PU) alla confinante Cattolica (RN).

Gabicce Mare ha un clima subcontinentale con inverni generalmente freddi ed estati con clima sempre ventilato ma temperature da 25 °C a 35 °C . La piovosità media si attesta sui 750 mm con picchi in primavera e autunno.

Gli inverni sono freddi, che possono oscurare il sole anche per più giornate di seguito. Gabicce Mare ha una nevosità media di 10 cm ogni inverno, e la neve è portata solamente dal vento di Ponente, che va a pescare il freddo direttamente dal catino padano. In alcuni casi si sono avuti degli accumuli nevosi davvero notevoli per una città costiera (ad esempio: tra il 15 e il 17 dicembre 2010 con 45 cm, 31 gennaio 2010 con 30 cm, gennaio 2005 con 15 cm, dicembre 1996, febbraio 1991, ed altre occasioni) e si hanno inoltre circa 40 giornate con minime negative.

In estate le precipitazioni sono scarse e prodotte soprattutto dai temporali che sono comunque abbastanza rari. La temperatura durante il giorno va difficilmente oltre i 32 °C a causa della brezza di mare, ma con umidità relative davvero elevate e fastidiose. Nei giorni in cui spira il Garbino (vento catabatico che scende dall’Appennino), le temperature possono raggiungere anche i 38-40 °C, ma con umidità relative molto basse (ad esempio nell’estate 2003 con quasi 44 °C). I temporali si concentrano prevalentemente tra la fine dell’estate e l’autunno, ma sono generalmente pochi durante tutto l’anno, anche se in alcuni casi sono molto intensi e riescono a produrre delle trombe marine (come il 23 novembre 2001). Il vento che spira più violentemente è la Bora (che nel settembre 2004 ha toccato i 150 km/h) che, insieme allo Scirocco, produce anche delle violente mareggiate.

Gabicce Mare è l’ultima località della Riviera Romagnola e, nonostante nessuna arteria autostradale attraversi il territorio comunale, è presente un casello sull’autostrada A14 Adriatica denominato Cattolica-S.Giovanni-Gabicce, che si trova nel non confinante ma molto vicino comune di San Giovanni in Marignano (quest’ultimo è però situato nel riminese, in Emilia-Romagna).

Lo stesso vale per i trasporti ferroviari: non è presente alcuno scalo all’interno dei confini comunali, ma nel confinante comune di Cattolica è presente la stazione di Cattolica-S.Giovanni-Gabicce.

Gabicce Mare. (3 maggio 2020). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 19 giugno 2020, 13:35 da it.wikipedia.org

Immagini | gabiccemare.com