Giardino Botanico Alpinia

Giardino Botanico Alpinia

Giardino Botanico Alpinia

Il giardino botanico Alpinia si trova nella località Alpino – frazione di Stresa – situato sulle pendici del Mottarone sovrastanti la riva Occidentale del Lago Maggiore con fronte al golfo Borromeo. Il giardino copre una superficie di circa 40.000 m² ed ospita più di mille specie botaniche provenienti dalla fascia alpina e subalpina, nonché dal Caucaso, dalla Cina e dal Giappone.

Il giardino Alpinia (fino alla fine del periodo Fascista chiamato “Duxia”) viene ufficialmente fondato nel 1934 da Igino Ambrosini e Giuseppe Rossi; al momento dell’inaugurazione è uno dei primi esempi di giardino botanico Alpino presenti in Italia e ciò gli dona subito notorietà, assieme agli apprezzamenti giunti da naturalisti e botanici internazionali.

Il giardino è posto in una zona panoramica di raro valore; offre una balconata naturale con un ampio belvedere sul Lago Maggiore e le Isole Borromee, oltre a una vista su alcune vette del Parco nazionale della Val Grande quali le Alpi Lepontine, il Monte Disgrazia, le Grigne ed il Monte Legnone. Situato a 800 m s.l.m., il giardino è raggiungibile velocemente tramite la Funivia Stresa-Alpino-Mottarone.

All’interno del giardino vi sgorga una fonte, che è stata dedicata al naturalista Marco De Marchi fondatore dell’Istituto Idrobiologico di Pallanza.

Alcuni scopi fondativi nelle parole di Igino Ambrosini:

1° Impedire che la località singolarissima venisse ceduta per costruzioni private, così da toglierla al godimento pubblico, com’era già avvenuto ormai in tutti i più bei posti panoramici della località Alpino;

2° Formarvi una raccolta di vegetazioni che costituisse oggetto di godimento estetico, facesse conoscere la vita delle piante montane e la loro utilizzazione: con ciò fosse fonte e mezzo di istruzione e di affiatamento del gusto per notevoli masse di visitatori;

3° Costituire – per la concomitanza della visione panoramica e l’esistenza di un giardino alpino – un singolare richiamo turistico per italiani e stranieri.

Giardino botanico Alpinia. (17 marzo 2018). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 11 maggio 2018, 06:39 da it.wikipedia.org

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Madonna di Campiglio – Monte Spinale

Madonna di Campiglio – Monte Spinale

Madonna di Campiglio – Monte Spinale

Madonna di Campiglio – Monte Spinale

Madonna di Campiglio è una località turistica di 822 abitanti della provincia di Trento situata a 1.550 m s.l.m. a poca distanza da Campo Carlo Magno, tra le Dolomiti di Brenta e le Alpi dell’Adamello e della Presanella. Fa parte dei comuni di Pinzolo e di Tre Ville (sorto in seguito alla fusione del comune di Ragoli con quelli di Montagne e Preore).

Nota stazione di soggiorno estiva e soprattutto invernale, disponendo di numerosissimi impianti di risalita per la pratica dello sci alpino e dello snowboard, è uno dei maggiori poli sciistici a livello nazionale.

La località può essere raggiunta tramite la Strada statale 239 di Campiglio che collega la Val di Sole con le Valli Giudicarie passando tramite il valico alpino di Campo Carlo Magno.

Nel 1910 un gruppo di “skiatori” inglesi risalì il vicino Monte Spinale, per testarne le potenzialità sciistiche.

La prima affermazione della località trentina nell’ambito del turismo invernale avvenne però solo dopo il 1930, grazie alla realizzazione dell’attuale statale che permise di rompere l’isolamento del paese durante i mesi freddi. Al 1936 risale la realizzazione del primo impianto di risalita del paese, la “slittovia del Belvedere”, seguito nel 1937 dalla sciovia Campo Carlo Magno-Spinale. Tra il 1938 e il 1942 Campiglio è stata inoltre sede dei “littoriali della neve e del ghiaccio”. La stagione turistica invernale per Campiglio divenne una realtà consolidata però solo dopo gli anni cinquanta, che videro l’affermazione del turismo di massa e l’arrivo degli sciatori richiamati dalle piste dello Spinale, di Pradalago, della 5 Laghi e del Grostè.

Madonna di Campiglio può vantare 160 km circa di piste e 60 impianti di risalita.
Famose sono la pista 3-Tre (il nome sta a significare “3 Gare del Trentino”), nella quale vengono disputate gare di slalom speciale della Coppa del Mondo di sci alpino, e anche la Spinale Direttissima che ha nella parte finale pendenze molto elevate; in particolare è stato intitolato a Michael Schumacher l’ultimo tratto della pista.

Il comprensorio di Madonna di Campiglio è collegato a quello di Folgarida e Marilleva e dalla stagione invernale 2011/12 è attivo il collegamento sciistico con Pinzolo, per un totale di circa 150 km di piste.

Madonna di Campiglio. (22 dicembre 2017). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 28 dicembre 2017, 09:07 da it.wikipedia.org

Immagini Monte Spinale | Funivie Campiglio

Malga Giau presso il Passo Giau

Malga Giau presso il Passo Giau

Il Passo Giau (Jof de Giau o Jou de Giau in ladino) è un valico alpino delle Dolomiti posto a 2236 m. in provincia di Belluno che mette in comunicazione i due comuni ladini di Colle Santa Lucia e Cortina d’Ampezzo.

È situato al centro di un vasto alpeggio, ai piedi del Nuvolau (2.574 m) e dell’Averau (2.647 m) da cui è possibile raggiungere facilmente il Monte Pore (2.405 m) o anche l’alpe di Mondeval. Maestoso è il panorama ad Ovest verso Colle Santa Lucia con le Pale di San Martino Le Cime D’Auta, la Marmolada, il Piz Boè e i Setsass, altrettanto ad est verso la conca di Cortina D’Ampezzo, con le Tofane, la Croda Rossa, il Pomagagnon, il Cristallo, Croda da Lago, Lastoni di Formin, ecc…

Da un punto di vista geografico il Passo Giau è compreso nei territori di Colle Santa Lucia, San Vito di Cadore e Cortina D’Ampezzo, oltre che per qualche centinaia di metri nel territorio di Selva di Cadore. La strada che sale da Colle Santa Lucia conta 29 tornanti e 3 gallerie per la protezione dalle valanghe, mentre il versante verso Cortina risulta più facilmente percorribile. Rappresenta un’interessante alternativa per arrivare a Cortina dalla zona dell’Agordino anche perché la strada del Passo Giau, a differenza della strada del Passo Falzarego è transitabile da camion e corriere. Tuttavia, nonostante gli interventi realizzati nel corso degli anni la stagione invernale è spesso compromessa dalle valanghe che scendono ad ostruirei i tratti scoperti di strada.

Si tratta di uno dei passi leggendari del Giro d’Italia, soprattutto dal versante di Colle Santa Lucia, per la sua durezza (misura 10,1 km con una pendenza media del 9,1%) e la sua costanza, mentre il versante ampezzano è più breve (8,6 km) e leggermente più facile (8,3% di pendenza media) anche se rimane molto impegnativo in quanto la pendenza media è falsata da alcuni facili tratti iniziali, mentre nella parte centrale e finale è molto dura e costante.

L’ultimo passaggio del Giro d’Italia risale al 21 maggio 2016 con la 14ª Tappa, definita Regina del Giro con partenza da Farra D’Alpago e arrivo a Corvara in Alta Badia.

Al Giro d’Italia è stato Cima Coppi, cioè la cima più alta scalata dal Giro in quell’edizione, nel 1973, quando vi transitò per primo lo scalatore spagnolo José Manuel Fuente, e nel 2011, quando scollinò per primo in vetta Stefano Garzelli.

Dal 1988 il Passo Giau è parte della Maratona delle dolomites, manifestazione ciclistica (granfondo) che conta ogni anno circa 10.000 partecipanti.

Passo di Giau. (21 settembre 2017). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 6 novembre 2017, 09:48 da it.wikipedia.org

Immagine | Rifugi In Rete

Pozza di Fassa – Vista sul Sassolungo

Pozza di Fassa - Vista sul Sassolungo

Pozza di Fassa (Poza in ladino) è un comune italiano di 2 276 abitanti della provincia di Trento.

La zona di Pozza faceva parte politicamente dell’Antica Corte Longobarda di Fassa che aveva sede a Vigo. Successivamente divisa in 7 Regole, corrispondenti ai 7 Comuni attuali, con ordinamenti antichissimi. Poco ci resta di documentazione della sua storia antica. La valle in epoca altomedievale fu data ad un Cortese Longobardo poi Palatino Imperiale e poi Ministeriale Vescovile, che aveva il compito di fornire cavalli al suo signore. Per secoli formalmente sotto il dominio del Principe Vescovo di Bressanone, la valle vive una sua storia libera ed indipendente, quasi una piccola repubblica.

La Val di Fassa già abitata dai Rezi, antica popolazione di celti italici, in epoca preromana, fu poi romanizzata, tanto che i fassani popolo fiero, civile, onesto e laborioso, pur mantenendo nei secoli irrinunciabili e indiscutibili peculiarità, sempre si dichiararono ladini, cioè latini, italiani e non tedeschi, e anche più volte si protestarono parte delle genti italiane davanti al loro lontano signore la cui corte ecclesiastica e civile parlava ufficialmente tedesco. Tuttora in valle si parla un dialetto italiano di ceppo retico chiamato Ladino. Il Ladino come lingua è riconosciuto e protetto dallo stato italiano che ne promuove l’insegnamento nella valle al pari della lingua italiana. La Repubblica Italiana ne riconosce inoltre l’importanza culturale, sociale, storica, e si sente partecipe delle vicissitudini del popolo ladino. (vedi sotto in geografia antropica )

Pozza con la Valle passo sotto il controllo diretto del Tirolo appartenne nel 1803. Il fronte durante la Prima Guerra Mondiale passava nella valle e ancora si trovano piccoli reperti metallici e resti di bombe. Il 24 novembre del 1918 finita la guerra tornò a ricongiungersi col resto d’Italia. Dalla Metà del ‘900 cominciò il turismo di massa.

L’economia della valle è basata sulla bellezza delle sue montagne e sul turismo . L’attività di accoglienza si divide nell’offera tra estate ed inverno.

Nell’estate maggiore è la presenza di famiglie che cercano sui monti un po’ di quella tranquillità e genuinità che nelle grandi città di pianura sta scomparendo.L’aria buona, la gentilezza dei valligiani, i cibi genuini ed appetitosi, come il famoso formaggio d’alpeggio. Il pane fatto come una volta, i dolci secondo le ricette tradizionali, l’acqua sorgiva dei ghiacciai intubata nell’acquedotto. Molto buona anche l’offerta di carni particolarmente saporite, provenienti dagli allevamenti delle malghe.

A pochi minuti dal centro abitato con comode rilassanti tranquille passeggiate si può raccogliere le bacche e i funghi nella assoluta quiete del bosco. I più avventurosi possono cimentarsi in arrampicate su per le rocce, anche giusto sopra il paese. Una serie di rifugi permettono gite di svariati giorni senza scendere a valle. Gli alberghi offrono i più moderni confort e servizi di livello eccellente affiancati ad un’accoglienza familiare ed un’atmosfera tipica delle valli alpine.

Legato all’attività sportiva sciistica, attualmente molto in voga. La valle è uno dei principali centri turistici delle Dolomiti. Qui è nata la campionessa italiana di sci Chiara Costazza. Comodissima è la pista dell’Alloch è in paese davanti alla chiesetta di San Nicolò, dove, seduti sui tavolini del bar, si possono guardare gli sciatori che scendono veloci esibendo le loro prodezze atletiche. Poco oltre, di fronte, si può prendere la Cabinovia del Monte Bufaure, dove, con un sistema di piste, tra cui un’immensa pista che scende giù al paese. si può restare a sciare tutto il giorno. Non mancano piscine, saune, terme, per ristorarsi a fine giornata, tra cui i bagni sorti attorno alla sorgente dell’acqua sulfurea in fondo al prato della chiesa.

Pozza di Fassa. (6 settembre 2017). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 14 settembre 2017, 10:41 da it.wikipedia.org

Immagine Pozza di Fassa | Hotel Alaska

Colfosco – Vista sul Monte Sassongher

Colfosco - Vista sul Monte Sassongher

Colfosco (Calfosch in ladino, Kolfuschg in tedesco) è il borgo abitato più elevato dell’Alta Badia (1645 m s.l.m.), ed è un centro turistico ben attrezzato, che si trova nel cuore delle Dolomiti.

Fa parte del comune italiano di Corvara e si trova alle pendici del massiccio del Sella e del Parco naturale Puez-Odle sulla strada che da Corvara porta al Passo Gardena, verso la Val Gardena.

D’estate è il punto di partenza di molte passeggiate e vie ferrate; d’inverno, invece, offre numerose piste per tutte le difficoltà con il collegamento con il resto della vallata e con le vallate vicine, essendo compreso nel circuito della Sellaronda.

Sia Corvara sia Colfosco hanno acquisito fama internazionale nel XIX e XX secolo, quando hanno cominciato ad essere apprezzate per le attività sciistiche ed escursionistiche.

Nel 1947 è stata ultimata e collaudata la prima seggiovia d’Italia proprio a Corvara, che collegava l’abitato al Col Alto, avviando un processo di intensificazione dell’industria turistica e sciistica che ha visto un particolare incremento negli anni settanta, creando numerosi posti di lavoro per la popolazione locale ed anche per persone giunte da altre regioni.

Colfosco (Corvara in Badia). (6 febbraio 2017). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 24 luglio 2017, 09:51 da it.wikipedia.org

Il Sassongher è una montagna delle Dolomiti alta 2.665 m. Appartiene al gruppo del Puez, nel parco naturale Puez-Odle. Domina, con la sua mole imponente, i paesi di Corvara e Colfosco, in Alta Badia.

Per arrivare in cima al Sassongher partendo da Colfosco (frazione di Corvara) si raggiunge in cabinovia il rifugio Col Pradat (2.038 m s.l.m.) e successivamente si perviene alla forcella Sassongher. Da qui, con il sentiero n. 7, si giunge in cima a 2.665 metri di quota.

È possibile giungere in vetta anche dal rifugio Gardenaccia (2.050 m s.l.m.) seguendo il sentiero n. 5 fino alla forcella Sassongher e poi il n. 7, da Funtanacia per la val Juèl (sentiero n. 7 fino alla forcella ed poi in vetta) o dal rifugio Puez (2.475 m s.l.m.) coi sentieri n. 2 e 15 fino al passo di Gardenacia e da qui col n. 5 fino alla forcella Sassongher e il n. 7 fino in vetta.

È certo che da secoli contadini e cacciatori transitarono per il Sassongher spostandosi di valle in valle. È da citare la scalata della parete sud compiuta da Joseph Kostner, guida alpina di Corvara, nell’agosto 1900.

Sassongher. (5 marzo 2017). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 24 luglio 2017, 09:52 da it.wikipedia.org

Immagine | Alta Badia

Voltago Agordino

Voltago Agordino

Voltago Agordino (Oltach in ladino) è un comune italiano di 862 abitanti della provincia di Belluno in Veneto.

I primi insediamenti si ebbero nel Medioevo, dimostrati dai recenti ritrovamenti di documenti del periodo Longobardo; il paese viene richiamato nel 1146 come “Vico Woltagi”, nome derivato probabilmente dal tedesco “Walt”.

Qualche anno fa sono stati ritrovati i resti dell’antico castello dei signori “da Voltago”, che si erigeva all’inizio del paese, di fronte a quello dei “della Valle”, cosicché in caso di emergenza potessero comunicare fra di loro con segnali di fuoco. I “da Voltago” vengono citati nel 1424 tra le famiglie facenti parte di diritto al consiglio di Agordo.

La chiesa di San Vittore è documentata dall’anno 1388. Nel Settecento ne è stata costruita una più ampia ma la vecchia chiesa è rimasta assumendo il ruolo di cappella invernale. Quest’ultima contiene affreschi di Lorenzo Paulitti datati 1578. Entrambe le costruzioni sono state restaurate nel 2004.

La legge 482/1999 ha riconosciuto i comuni dell’Agordino come zona a minoranza linguistica Ladino-Veneto.

Nel 1937 fu teatro di alcune presunte apparizioni mariane: il vescovo di Feltre e Belluno Giosuè Cattarossi escluse tuttavia “in via assoluta” che potessero trattarsi di “vere apparizioni” della Vergine.

Nel luglio 2017 un Comitato Spontaneo di Cittadini, commercianti locali, alcuni volontari e un “foresto” (villeggiante dal dialetto locale) come primo promotore ed ispiratore, i quali per amore del proprio territorio, hanno pensato di organizzare la Prima Festa Medievale rievocando il periodo nel quale questo territorio fu scoperto. Non una semplice “Festa” ma una fedele rievocazione storica della vita medievale nei luoghi. Un importantissimo contributo storico che possa rendere onore alla storia del Paese e proprio territorio comunale, il quale comprende anche il paese di Frassenè Agordino.

Voltago Agordino. (13 maggio 2017). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 23 giugno 2017, 15:40 da it.wikipedia.org

Immagine Voltago Agordino | Hotel Stella Alpina

Monte Bue

Monte Bue

Il monte Bue è una vetta del gruppo del monte Maggiorasca, situata tra la val d’Aveto (comune di Santo Stefano d’Aveto, Genova) e la valle del Ceno (Comune di Bedonia, Parma), la vetta è a poche decine di metri dal confine con la val Nure (comune di Ferriere, Piacenza).

È una delle mete preferite dagli escursionisti, essendo collocato in una zona di piacevoli attrazioni naturalistiche come il Lago Nero, il Monte Nero e il monte Maggiorasca. Sulle sue pendici si trovano un bivacco (Bivacco Sacchi), un rifugio (Prato Cipolla) e la breve Ferrata Mazzocchi. Sulla vetta sono situati i ruderi (stazione di arrivo, con annesso albergo-rifugio e altre strutture di servizio) di un impianto di risalita (ovovia) che collegava direttamente la cima del monte Bue con Rocca d’Aveto (frazione di Santo Stefano d’Aveto), dismessa dopo il 1991; recentemente (dicembre 2008) è stato inaugurato un nuovo impianto di risalita (seggiovia) che collega Rocca d’Aveto con il rifugio del Prato della Cipolla (1578 m), al fine di tentare il rilancio turistico dello sci alpino in alta val d’Aveto. Con lo sviluppo del versante avetano anche sul lato bedoniese si sta progettando la possibilità di costruire i tanto agognati impianti di risalita. Tale progetto, visibile su [1] riprende quello presentato e finanziato nel 1976. Vista la posizione a cavallo fra tre province, la zona del monte Bue è frequentata da piacentini, parmigiani e genovesi.

Oltre all’escursionismo, la zona offre interessanti possibilità per l’arrampicata sportiva, con le falesie della rocca del Prete, del monte Maggiorasca, di Waiting for Fred e del dente delle Ali, senza dimenticare le tante possibilità di salite invernali. In queste falesie troviamo ofiolite spesso piuttosto friabile.

Monte Bue. (5 marzo 2017). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 24 aprile 2017, 07:51 da it.wikipedia.org

Immagine del Monte Bue | Webcam Piacentino e dintorni

Cervino – Plateau Rosa

Cervino - Plateau Rosa

Plateau Rosa (pronunciato Plató Rosà) è un ghiacciaio che si trova nel Vallese svizzero sulle Alpi Pennine appena oltre il confine italo-svizzero.

Il nome deriva dal francese “plateau”, pianoro, e dal patois valdostano “rosà”, che significa “ghiacciato”, secondo la stessa etimologia del Monte Rosa (“Rouésa” in patois valdostano significa “ghiaccio”).

Superbo è il panorama che si gode dal Plateau Rosa sul vicino Cervino e sul gruppo del Monte Rosa. È particolarmente importante perché è stato attrezzato per lo sci estivo.

Si presenta come un pianoro perennemente ghiacciato delimitato a nord dal Piccolo Cervino (in tedesco Klein Matterhorn – 3.883 m), ad est dal Breithorn Occidentale (4.165 m), a sud dalla Gobba di Rollin (3.899 m) e ad ovest dalla Testa Grigia (3.480 m) e dal Colle del Teodulo (3.290 m).

Il Plateau è raggiunto dalla funivia del Plateau Rosa sul versante italiano; nella parte svizzera è raggiunto dagli skilift ad ancora che partono dal Trockener Steg e dalla funivia del Piccolo Cervino.

I primi ad arrivare sul ghiacciaio con degli impianti di risalita furono gli italiani, con l’apertura nel 1938 della prima funivia da Cervinia. Negli anni sessanta e settanta alcuni skilift gestiti dalla Cervino S.p.A. consentivano di praticare lo sci estivo sul ghiacciaio. Successivamente il ghiacciaio venne raggiunto anche dagli impianti di Zermatt e gli skilift, essendo in territorio elvetico, passarono in gestione agli svizzeri: ancora oggi diversi impianti percorrono il ghiacciaio e per utilizzarli occorre uno skipass internazionale.

Dal versante italiano il punto di partenza è Breuil-Cervinia (2.025 m) ed il punto di arrivo principale è la vetta Testa Grigia (3.480 m).
Dal versante svizzero il punto di partenza è Zermatt (1.616 m) ed il punto di arrivo principale è il Piccolo Cervino (3.883 m). La funivia che arriva al Piccolo Cervino è, in Europa, quella che arriva a maggiore altezza. Inoltre, una sciovia, aperta solamente nel periodo estivo, arriva alla Gobba di Rollin (3.899 m).

Nei pressi dell’arrivo della funivia del Piccolo Cervino è visitabile tutto l’anno al costo di 8 CHF il Palazzo di Ghiaccio’: una serie di grotte scavate a 15 metri di profondità nel ghiacciaio, dove sono presenti alcune sculture di ghiaccio e neve e schede informative sulla glaciologia.

Vi si trova il rifugio Guide del Cervino oltre al posto di polizia di frontiera e doganale italiano e svizzero, alla stazione meteorologica dell’Aeronautica Militare e al Laboratorio del CNR. Quest’ultimo è stato attrezzato da RSE per il monitoraggio dei gas serra.

Plateau Rosa. (23 settembre 2016). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 31 marzo 2017, 09:08 da it.wikipedia.org

Immagine Cervino – Plateau Rosa | Cervinia.it

Monte Civetta – Vista da Canale d’Agordo

Monte Civetta - Vista da Canale d'Agordo

Il Civetta (El Zuìta in ladino veneto) è un gruppo montuoso appartenente alle Dolomiti, situato in Provincia di Belluno.

Separa la Val di Zoldo dall’Agordino e fa da cornice al caratteristico paesino di Alleghe.

Nel lato a nord-ovest è caratterizzata da un’impressionante parete verticale con un dislivello di più di 1000 metri ed una lunghezza di circa 4 km, tra la “cima Su Alto” e la “Torre Coldai”. È chiamata nell’ambiente alpinistico “la parete delle pareti”, sulla quale scorrono alcune famosissime vie, tra le quali la Solleder-Lettembauer, la Philip-Flamm, la via dei 5 di Valmadrera e altri itinerari di elevata difficoltà alpinistica.

A 200 metri dalla vetta, sul più pacato lato zoldano, sorge il piccolo rifugio Torrani. A nord del gruppo, presso il monte Coldai vi è il Rifugio Sonino al Coldai, al centro, sul versante alleghese, il rifugio Tissi mentre all’altro estremo è localizzato il rifugio Vazzoler.

Il Civetta è citato per la prima volta in un documento del 1665 come Zuita, mentre viene riportato nella cartografia ufficiale a partire dal 1774.

L’origine del nome è stata a lungo discussa. Prevalgono principalmente due ipotesi: la prima lo avvicina al latino civitas, in quanto il versante che dà su Alleghe somiglierebbe ad una città turrita; altri, osservando che il monte viene chiamato Civetta (Zuita) anche nello Zoldano, dove la caratteristica parete non è visibile, lo rimandano al rapace notturno, forse perché in passato la montagna era ritenuta portatrice di disgrazie o maledetta[1]. Taluni autori, in genere non bellunesi, preferiscono utilizzare la forma femminile “La Civetta”.

Il primo a raggiungere la vetta fu ufficialmente l’inglese Francis Fox Tuckett con le guide svizzere Melchior Anderegg e Jacob Anderegg nel 1867. In realtà, la cima era stata raggiunta almeno una volta nel 1855 da Simeone De Silvestro detto “Piovanel”, cacciatore di Pecol e informatore del Tuckett. Può darsi addirittura che ve ne fossero stati altri prima di allora, tutti cacciatori spintisi presso la vetta inseguendo i camosci.

Molto nota e conosciuta non solo dagli addetti ai lavori è la Transcivetta, classica impegnativa di corsa in coppia che si svolge ogni anno nella seconda metà di luglio lungo le pendici del monte.

Monte Civetta. (30 agosto 2016). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 2 febbraio 2017, 13:39 da it.wikipedia.org

Immagine | CdAMeteo