Castellina in Chianti

Castellina in Chianti

Castellina in Chianti - Vista panoramica

Castellina in Chianti - Vista sul paese

Castellina in Chianti è un comune italiano di 2 871 abitanti della provincia di Siena in Toscana.
Il territorio comunale si estende per 99,45 chilometri quadrati ed è posto sulle colline a cavallo tra la Val d’Elsa, la Val di Pesa e la Valle del fiume Arbia. Il dislivello altimetrico va da un minimo di 180 m s.l.m. nella zona di Castellina Scalo ad un massimo di 626 m s.l.m. nella zona del Monte Cavallaro; il capoluogo è posto a 578 m. Il suo territorio è interamente compreso nel Chianti Classico.

Confina con i comuni di Greve in Chianti, Radda in Chianti, Gaiole in Chianti, Castelnuovo Berardenga, Monteriggioni, Poggibonsi, Barberino Val d’Elsa e Tavarnelle Val di Pesa.

Il tumulo di Montecalvario, una tomba etrusca posta nei pressi dell’abitato e datata VII-VI secolo a.C. e la Necropoli del Poggino, posta nei pressi di Fonterutoli, attestano la presenza degli etruschi nella zona. Stando alle campagne di scavo effettuate a partire dagli anni ottanta nella zona di Castellina era certa la presenza di un centro abitato di notevole dimensione; centro abitato che doveva essere situato il località Salinvolpe, a poche centinaia di metri dall’odierna Castellina.

Maggiori sono le testimonianze di epoca medievale. I primi documenti certi risalgono all’XI secolo quando la zona era un feudo dei nobili del Castello del Trebbio, una famiglia imparentata con i conti Guidi. Nel XII secolo Castellina passò sotto l’influenza di Firenze e nel 1193 venne siglato un accordo tra i signori del Trebbio e Firenze nel quel venne concesso ai fiorentini di presidiare militarmente i castelli del Trebbio e di Castiglione (l’attuale Castellina). Dopo il Lodo di Poggibonsi del 1203, atto in cui vengono sanciti i confini chiantigiani tra Firenze e Siena, Castellina si trovò a essere una degli avamposti fiorentini più importanti visto che era posta sulla strada più diretta che metteva in comunicazione le due città rivali.

Nel XIV secolo Castellina diventa uno dei capisaldi della Lega del Chianti, tanto da essere a capo di uno dei terzieri in cui era divisa. Il Terziere di Castellina amministrava la parte del Chianti che digrada verso la Valdelsa. Nel 1397 fu saccheggiata e interamente bruciata dalla truppe del Duca di Milano Gian Galeazzo Visconti comandate da Alberico da Barbiano. Nel 1400 fu deciso di fortificare Castellina, e nell’elenco delle riformagioni conservato presso l’Archivio di Stato di Firenze si trova scritto

« in loco qui dicitur la Castellina fiat fortilitia »

I lavori però dovettero procedere a rilento tanto che nel 1430 gli operai dell’Opera del Duomo furono incaricati di fortificare Castellina insieme a Staggia Senese e Rèncine; a stabilire il tipo di interventi necessari e a fare una stima dei costi fu inviato Filippo Brunelleschi. Nel 1452 le mura di Castellina subirono l’assalto delle truppe aragonesi ma resistettero. Molto diversamente le cose andarono nel 1478 durante la seconda invasione aragonese del Chianti quando Castellina venne conquistata dalla truppe senesi e napoletane. In quell’occasione la difesa di Castellina venne diretta personalmente da Giuliano da Sangallo mentre a comandare gli assedianti c’era Francesco di Giorgio Martini. L’occupazione senese durò fino al 1483 quando venne ripresa dai fiorentini.

Nel 1774 con la riforma amministrativa del Granduca Pietro Leopoldo, Castellina diviene sede di Comunità dal quale deriverà l’attuale comune.

Castellina in Chianti. (24 febbraio 2018). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 7 giugno 2018, 05:38 da it.wikipedia.org

Immagine Castellina in Chianti | Antica Trattoria La torre

Vellano – Vista sulla vallata

Vellano - Vista sulla vallata

Vellano - Vista sulla vallata

Vellano è una frazione del comune di Pescia, in provincia di Pistoia, Toscana. Fino al 1928 era un comune a sé nella provincia di Lucca, quando venne soppresso ed il suo territorio annesso al comune di Pescia.

Il comune di Vellano occupava la zona oggi denominata Svizzera Pesciatina, aveva una superficie di circa 25 km² e comprendeva, oltre al capoluogo, le frazioni di Castelvecchio, Pietrabuona, Sorana, Stiappa e Pontito (queste ultime due annesse nel 1883 e tolte al comune di Villa Basilica).

Il suo territorio confinava con i comuni di Villa Basilica, Bagni di Lucca, Piteglio, Marliana, Massa e Cozzile, Buggiano e Pescia; lo stemma comunale mostrava tre alberi di nocciolo (corylus avellana), con ovvio riferimento al nome del capoluogo.

Il comune di Vellano fu soppresso nel 1928 a causa del dissesto delle sue finanze e fu annesso al comune di Pescia, che nello stesso anno veniva sottratto alla provincia di Lucca per essere assegnato a quella di Pistoia. Al momento della soppressione il comune contava 3761 abitanti.

Vellano. (25 novembre 2017). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 28 marzo 2018, 06:56 da it.wikipedia.org

Immagine | Meteo System • Osservatorio Meteorologico di Trattoria Manero

Mondovì

Mondovì

Mondovì (Ël Mondvì [əlmʊn’dwi] in piemontese; Mons Regalis in Pedemonte o Mons Vici in Latino) è un comune italiano di 22.748 abitanti, che diventano 35.000 nell’area urbana, della provincia di Cuneo, in Piemonte. È la quinta città della provincia per numero di abitanti dopo Cuneo, Alba, Bra e Fossano e la ventisettesima della Regione Piemonte. Fa parte delle cosiddette “sette sorelle”, le sette città più importanti della provincia, insieme a Cuneo, Alba, Bra, Fossano, Savigliano e Saluzzo.

Il nome deriva dal fatto che il suo nucleo iniziale, chiamato in epoca moderna Rione “Mondovì Piazza”, venne costruito su un colle vicino al preesistente comune di Vicoforte: dall’abbreviazione di “Mont ëd vico” (“monte di vico”), sarebbe poi derivato il nome di Mondovì.

È situata tra montagna, collina, e pianura: da un lato, infatti, la città guarda la pianura segnata dal fiume Po che conduce a Torino, distante 90 km, dall’altro è posta su un colle che segna il limitare delle Langhe, la terra del tartufo e dei vini. Mondovì è a 63 km da Savona e dalla Riviera ligure: la separano le Alpi Marittime con le importanti stazioni turistiche per gli sport invernali (Lurisia, Frabosa, Artesina, Prato Nevoso).

La città ha la peculiarità di essere distribuita su più livelli: il rione Piazza, posto sulla collina (559 m s.l.m.) denominata del Monte Regale (da cui il nome dei suoi abitanti), è il nucleo originario; i rioni di Breo, Pian della Valle, Carassone, Borgato e Rinchiuso sono collocati in basso, lungo il torrente Ellero (affluente del Tanaro), ed ebbero il loro massimo sviluppo tra Settecento e Ottocento, con la nascita delle attività manifatturiere, delle fabbriche e l’arrivo della ferrovia; infine il rione dell’Altipiano, ultimo ad essere nato, accoglie la zona residenziale e moderna della città.

Mondovì. (22 ottobre 2016). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 25 novembre 2016, 09:22 da it.wikipedia.org

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Monteverde di Vinchiaturo

Monteverde di Vinchiaturo

Vinchiaturo è un comune italiano di 3.185 abitanti della provincia di Campobasso, in Molise.

Il nome del paese deriva dal latino “vincula catenis”, ovvero carcere con catene.

Il centro era già operativo nel Mille, dipendente dal monastero di Santa Maria di Monteverde. Nel 1349 fu sconvolto da un terremoto, il che comportò lo spostamento da Monteverde più a valle. Il nuovo terremoto del 1805 devastò il paese che fu ricostruito in forme umbertine, in particolare la neoclassica chiesa di santa Croce.

Vinchiaturo. (9 aprile 2016). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 6 maggio 2016, 15:24 da it.wikipedia.org

Immmagine Monteverde di Vinchiaturo | Meteo In Molise

Manciano

Manciano
Manciano Vistra NE
Vista NE
Manciano Vista SW
Vista SW

Manciano è un comune italiano di 7 368 abitanti[2] della provincia di Grosseto in Toscana.

Il centro sorge su una collina che domina da un lato la piana e la valle dell’Albegna e dall’altro lato l’area del Tufo.

Il territorio comunale di Manciano si estende nell’entroterra della Toscana meridionale, nel territorio delle colline dell’Albegna e del Fiora. L’estremità occidentale digrada nella pianura maremmana, lungo il corso del fiume Albegna, a valle della località di Marsiliana, mentre l’estremità nord-orientale penetra nell’area del Tufo lungo il corso del fiume Fiora che, da nord a sud, attraversa la parte orientale del territorio comunale.

Il comune di Manciano confina a nord con i comuni di Roccalbegna e Semproniano, a nord-est con il comune di Sorano, a est con il comune di Pitigliano, a sud-est con i comuni laziali di Ischia di Castro e Canino, a sud col comune laziale di Montalto di Castro, a sud-ovest con il comune di Capalbio, a ovest con il comune di Orbetello, a nord-ovest con i comuni di Magliano in Toscana e Scansano.

Il territorio di Manciano è stato abitato sin dalle epoche preistoriche, come dimostrano i numerosi reperti risalenti al periodo eneolitico e all’età del Bronzo, rinvenuti nelle colline tra il capoluogo e Saturnia. La prima notizia del castello di Manciano risale al 1188, quando è citato in un privilegio di Clemente III per la chiesa di Sovana. Possesso degli Aldobrandeschi del ramo di Santa Fiora a partire dal XII secolo, fu ceduto al ramo di Sovana nel 1272, per poi venire conquistato nel corso del XIV secolo prima dal Comune di Orvieto, poi dalla famiglia Baschi di Montemerano, e infine ereditato per matrimonio della famiglia Orsini di Pitigliano. Nel 1416 venne conquistato dai senesi, che costruirono la rocca e potenziarono le difese migliorando la cinta muraria, i quali però furono costretti nel 1455 a restituire il centro agli Orsini. Nel 1557, Manciano fu concesso al duca Cosimo de’ Medici: sotto il granducato il borgo fu trasformato in centro agricolo, e la fine delle sue funzioni militari portò all’abbandono e al progressivo degrado delle opere architettoniche fortificate. Nel 1867, il centro fu toccato dalla campagna dell’Agro romano per la liberazione di Roma guidata da Giuseppe Garibaldi: a Manciano sostò la colonna Nicola Guerrazzi. Il 12 giugno 1944 fu il primo centro della Toscana a vedere l’ingresso degli Alleati, mentre il 25 febbraio 1945, su parere del CLN di Grosseto, vi si tenne il primo esperimento di libere elezioni in Italia dopo il ventennio fascista: venne eletto sindaco l’avvocato Leto Morvidi (PCI), già commissario prefettizio e importante figura di amministratore, parlamentare e giurista.

Manciano. (18 settembre 2015). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 10 novembre 2015, 10:57 da it.wikipedia.org

Immagini Manciano | Meteo System

Alberobello – Vista sui Trulli

Alberobello - Vista sui Trulli

Alberobello - Vista sui Trulli

Alberobello (Aiarubbédde in apulo-barese[3]) è un comune italiano di 10 751 abitanti della città metropolitana di Bari, in Puglia, al centro della Valle d’Itria e della Terra dei Trulli.

Celebre per le sue caratteristiche abitazioni chiamate trulli (Casedde o Cummersa) che, dal 6 dicembre del 1996, sono patrimonio dell’umanità dell’UNESCO[4], fa parte della Valle d’Itria e della Murgia dei Trulli.

L’origine del nome è stata oggetto di studi e recenti contributi[5][6] secondo cui la denominazione originaria era Silva Alborelli, come risulta dal più antico documento a conoscenza degli studiosi, e cioè il Diploma d’investitura del 15 maggio 1481 del Re Ferrante d’Aragona, col quale i beni del defunto Conte Giuliantonio I, l’eroe di Otranto, furono assegnati al figlio Andrea Matteo illetterato. In detto documento, ricavato dal Grande Archivio di Napoli (Reg. Privil. fol. 32 e 59, vol. 39) e riportato nel testo integrale, si legge Silva Alborelli in provincia nostra Terra Bari.

Il nome divenne ufficiale il 22 giugno del 1797 per scelta degli abitanti ed era emerso anche il nome Ferrandina in onore di re Ferranteone.

La storia di questi edifici molto particolari è legata a un editto del Regno di Napoli che nel XV secolo sottoponeva ad un tributo ogni nuovo insediamento urbano. I conti di Conversano, proprietari del territorio su cui sorge oggi Alberobello, imposero allora ai contadini inviati in queste terre di edificare a secco, senza utilizzare malta, le loro abitazioni, in modo che esse potessero configurarsi come costruzioni precarie, di facile demolizione. Anche perché la malta era costosa.

Dovendo quindi utilizzare soltanto pietre, i contadini trovarono nella forma rotonda con tetto a cupola autoportante, composto di cerchi di pietre sovrapposti, la configurazione più semplice e solida. I tetti a cupola dei trulli sono abbelliti con pinnacoli decorativi, la cui forma è ispirata a elementi simbolici, mistici e religiosi.

Essi erano realizzati dalla maestranza assunta per la costruzione del trullo e ne identificavano l’artigiano. In base alla qualità della fattura del pinnacolo si poteva dunque identificare non solo la destrezza artigianale del costruttore, ma anche il valore della costruzione. Una maggiore spesa nella costruzione del trullo permetteva di individuare pertanto, le famiglie più abbienti da quelle meno facoltose.

Per quanto riguarda i simboli dipinti sopra i tetti dei trulli spesso assumono un significato religioso come la croce o il cuore trafitto; talvolta possono rappresentare segni dello zodiaco. come il capricorno Pinnacolo e simbolo dipinto insieme formavano una sorta di identificativo civico, e per non incontrare il malocchio. In quanto per lungo tempo Alberobello ha visto negarsi un riconoscimento ufficiale da parte dei conti di Conversano. Questi simboli furono fatti soprattutto nel periodo fascista.

Nel periodo fascista fu costruito il Belvedere con affianco la gradinata e i bagni pubblici.

Nel periodo fascista sui coni dei trulli veniva posto la scritta “W IL DUCE” anche perché negli anni ’30 ci fu la visita di Benito Mussolini ad Alberobello che non si fece più.

Nel 1960 ci fu la visita di Aldo Moro

Nella Domenica delle Palme vengono messi sui trulli le palme come segno di benedizione.

I trulli si trovano anche nella campagna di Alberobello su ogni terreno (fondo).

Alberobello. (11 aprile 2017). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 12 aprile 2017, 14:23 da it.wikipedia.org

Immagine Alberobello | meteovalleditria

Pitigliano

Pitigliano

pitigliano

Pitigliano è un comune italiano di 3 867 abitanti della provincia di Grosseto in Toscana.

Il caratteristico centro storico è noto come la piccola Gerusalemme, per la storica presenza di una comunità ebraica, da sempre ben integrata nel contesto sociale che qui aveva la propria sinagoga.

Il territorio comunale di Pitigliano si estende nella parte occidentale dell’area del Tufo. Confina a nord con il comune di Sorano, a sud-est con i comuni laziali di Farnese, Ischia di Castro, Latera e Valentano dai quali è delimitato dall’estremità settentrionale della Selva del Lamone, a ovest con il comune di Manciano.

Arrivando a Pitigliano dal mare, salendo la strada regionale 74 Maremmana, si notano le caratteristiche case che sporgono da un grande sperone di tufo, assolutamente a strapiombo. La rupe di Pitigliano è circondata su tre lati da altrettanti burroni, pieni di grotte scavate nel tufo; nel fondovalle scorrono i corsi d’acqua Lente, Meleta e Prochio.

Il territorio comunale si eleva a quote collinari che variano tra i 300 e i 663 metri s.l.m. di Poggio Evangelista, che segna il confine con il Lazio all’estremità orientale; l’area del paduletto di Pantanello è stata sottoposta a bonifica in epoca lorenese. Pitigliano è inserito nella lista dei borghi più belli d’Italia patrocinata dall’Associazione Nazionale Comuni Italiani.

Pitigliano era già un luogo frequentato e abitato sin dai tempi degli etruschi, quando qui furono fondati numerosi insediamenti scavati nel tufo e attestati dalla tarda età del Bronzo (XII-XI secolo a.C.). Anche nel luogo dove oggi sorge il paese era situato un centro etrusco, testimoniato dai resti delle mura rinvenuti nel quartiere di Capisotto e poi scomparso tra la fine del VI e gli inizi del V secolo a.C..

La prima notizia di Pitigliano appare in una bolla inviata da papa Niccolò II al preposto della cattedrale di Sovana nel 1061, dove viene già indicato come luogo di competenza della famiglia dei conti Aldobrandeschi. Nel 1293 Anastasia, figlia della contessa Margherita Aldobrandeschi, sposò Romano Orsini portando in dote la contea di Sovana e la sede della contea fu trasferita proprio a Pitigliano. Gli Orsini governarono la Contea di Pitigliano per secoli, difendendole dai continui tentativi di sottomissione da parte di Siena e Orvieto prima, e della Firenze medicea poi. Fu solo nel 1574 che Niccolò IV Orsini cedette la fortezza ai Medici e nel 1604 Pitigliano fu annessa al granducato di Toscana, ceduta dal conte Gian Antonio Orsini per saldare i propri debiti. I Medici tuttavia si disinteressarono delle sorti della città, che cadde presto in declino, e soltanto nel 1737, anno in cui il granducato passò ai Lorena, Pitigliano conobbe una lenta ripresa economica e culturale.

Oggi è una conosciuta meta turistica grazie alla peculiarità del suo centro storico, che ha permesso il suo inserimento nella lista dei borghi più belli d’Italia dell’ANCI.

Pitigliano. (24 marzo 2017). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 31 marzo 2017, 08:11 da it.wikipedia.org

Immagine | Hotel Relais Valle Orientina