Isola d’Elba – Golfo di Lacona

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Lacona è l’unica frazione di Capoliveri, ed una delle maggiori località turistiche dell’isola d’Elba.

Il toponimo Lacona deriva dal latino lacuna («laguna») in riferimento al vasto golfo dalle basse acque che contraddistingue la località. Altre etimologie proposte in passato collegavano il nome della località ad un presunto toponimo etrusco Acona o al greco εἰκών (eikōn), nel senso di «edificio con immagine sacra».

Frequentata sin dal Paleolitico medio e superiore, come dimostrano rinvenimenti di numerosi strumenti litici, l’area di Lacona conserva testimonianze dell’età tardoellenistica come una sepoltura rinvenuta nel 1961 in località Caubbio e datata all’ultimo quarto del II secolo a.C.; il materiale di corredo funebre, oggi conservato presso il Museo archeologico di Portoferraio, comprendeva vasi a vernice nera e d’impasto, insieme ad una lucerna e ad un unguentario. L’archeologo Giorgio Monaco, nel 1962, in località Valle dell’Inferno rinvenne i resti di un presunto insediamento protostorico «di età bronzo-ferro, ma di aspetto e ambiente litico attardato. Sono evidenti le cinte murarie difensive e l’impianto stradale dell’abitato, pur rimaneggiato successivamente. Si è trovato materiale di selce e ceramica dell’età bronzo-ferro.» A Lacona si trova il piccolo Santuario della Madonna della Neve, nato come chiesa rurale durante il XII secolo.

Lacona. (9 febbraio 2016). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 2 marzo 2016, 11:01 da it.wikipedia.org

Immagine | Camping Laconella

Teatro Massimo di Palermo

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Il teatro massimo Vittorio Emanuele di Palermo è il più grande edificio teatrale lirico d’Italia, e uno dei più grandi d’Europa, terzo per ordine di grandezza architettonica dopo l’Opéra National di Parigi e la Staatsoper di Vienna. Ambienti di rappresentanza, sale, gallerie e scale monumentali circondano il teatro vero e proprio, formando un complesso architettonico di grandiose proporzioni.

Alla sua apertura, per monumentalità e dimensione (oltre 7.700 metri quadrati), suscitò le invidie di molti, come si può facilmente verificare leggendo i giornali italiani dell’epoca (es: L’Illustrazione Italiana del 6 giugno 1897). Di gusto neoclassico-eclettico, sorge sulle aree di risulta della chiesa delle Stimmate e del monastero di San Giuliano che vennero demoliti alla fine dell’Ottocento per fare spazio alla grandiosa costruzione. I lavori furono iniziati nel 1875 dopo vicende travagliate che seguirono il concorso del 1864 vinto dall’architetto Giovan Battista Filippo Basile, alla morte del quale subentrò il figlio, anch’egli architetto, che accettò di ultimare l’opera in corso del padre su richiesta del Comune di Palermo, completando anche i disegni necessari per la prosecuzione dei lavori del Teatro.

La simmetria compositiva attorno all’asse dell’ingresso, la ripetizione costante degli elementi (colonne, finestre ad archi), la decorazione rigorosamente composta, definiscono una struttura spaziale semplice ed una volumetria chiara, armonica e geometrica, d’ispirazione greca e romana. I riferimenti formali di quest’edificio sono, oltre che nei teatri antichi, anche nelle costruzioni religiose e pubbliche romane quali il tempio, la basilica civile e le terme soprattutto nello sviluppo planimetrico dei volumi e nella copertura.

Sul frontone della facciata si può leggere il motto “L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire”.

L’esterno del teatro, seguendo la moda dell’attualizzazione delle architetture antiche, presenta un pronao corinzio esastilo elevato su una monumentale scalinata ai lati della quale sono posti due leoni bronzei con le allegorie della Tragedia dello scultore Benedetto Civiletti e della Lirica dello scultore Maestro Cav. Mario Rutelli, figlio dello stesso Architetto Giovanni (Mario Rutelli è, fra le centinaia di sue opere scultoree, l’autore della quadriga che orna il pronao del Politeama Garibaldi, l’altro grande teatro di Palermo); in alto l’edificio è sovrastato da un’enorme cupola emisferica. L’ossatura della cupola è una struttura metallica reticolare che s’appoggia ad un sistema di rulli a consentirne gli spostamenti dovuti alle variazioni di temperatura.

Nella rotonda del mezzogiorno o sala pompeiana, la sala riservata in origine ai soli uomini, si può constatare un effetto di risonanza particolarissimo, appositamente ottenuto dall’architetto tramite una leggera asimmetria della sala, tale per cui chi si trova al centro esatto della sala ha la percezione di udire la propria voce amplificata a dismisura, mentre nel resto dell’ambiente la risonanza è enorme e tale per cui risulta impossibile comprendere dall’esterno della rotonda quanto viene detto al suo interno.

Teatro Massimo Vittorio Emanuele. (17 dicembre 2015). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 23 dicembre 2015, 08:35 da it.wikipedia.org

Immagine Teatro Massimo di Palermo | www.casateatromassimo.it

Rifugio Contrin sul massiccio della Marmolada

Vista sul Rifugio Contrin
Vista sul Rifugio Contrin

Il rifugio Contrin è un rifugio situato in Provincia di Trento, nel cuore del massiccio della Marmolada, a 2.016 metri di quota.

Il 6 settembre 1915 un colpo di mortaio distrusse il Contrinhaus, il rifugio che l’Alpenverein di Norimberga aveva inaugurato il 28 luglio 1897 in alta val di Fassa, ai piedi del vallone che sale a Passo Ombretta, davanti al pilastro sud della Marmolada di Penia, nel cuore del Trentino. Era destinato agli escursionisti, ma durante il conflitto, essendo sulla linea del fronte, era stato occupato dal comando austriaco della guarnigione a difesa della valle.

L’ufficiale italiano che diresse così magistralmente quel tiro si chiamava Arturo Andreoletti: Comandante della zona Serauta-Marmolada, 7º reggimento alpini, btg. Val Cordevole. Egli era un esperto alpinista, pioniere sulle Dolomiti e perfetto conoscitore di quelle montagne. Dopo la guerra il Contrin passò dalla SAT, la Società degli alpinisti trentini, all’Associazione Nazionale Alpini. Fu lo stesso Andreoletti, divenuto presidente dell’ANA da lui stesso fondata, a volere la ricostruzione del rifugio, che venne inaugurato con un’Adunata nazionale nei giorni a cavallo fra l’agosto e il settembre del 1926. Tre anni dopo fu costruito il rifugio attiguo, che sarà intitolato alla Medaglia d’Oro Efrem Reatto, caduto in Abissinia.

È del 1930, una cappella dedicata ai Caduti della montagna e una statua in bronzo che ricorda la figura di Francesco Barbieri, Medaglia d’Oro al Valor Militare del 7° alpini, caduto sulle Creste di Costabella nell’ottobre 1916.

il fascino spettacolare di un panorama che, a 360 gradi, lascia anche lo spettatore più tiepido stregato dalla magia delle cenge e dei canaloni ancora abbondantemente innevati, delle cascate che animano le pareti, della maestosa e austera verticale sud della Marmolada, con i suoi 700 metri che svettano verso il cielo.

Al resto ci pensa madre natura. C’è una fioritura dove i rododendri fanno la parte del leone, ma non sono marginali nemmeno le genzianelle e una miriade di stupendi cuscinetti multicolori. Gli esperti dell’Unesco, dopo ricognizioni e attenti studi, hanno riconosciuto le Dolomiti Patrimonio dell’Umanità. Ne siamo orgogliosi. Per noi, tuttavia, le nostre montagne, tutte, sono da sempre un patrimonio di uomini perché lì hanno imparato una importante lezione di vita.

Rifugio Contrin. (10 ottobre 2015). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 28 ottobre 2015, 13:42 da it.wikipedia.org

Immagine Rifugio Contrin | Rifuginrete

Monte Cimone – Vista su Pian Cavallaro

Monte Cimone - Vista su Pian Cavallaro

Il monte Cimone è il maggiore rilievo dell’Appennino settentrionale e della regione Emilia-Romagna, con una altezza di 2.165 m s.l.m. Interessa i comuni di Fiumalbo, Sestola, Fanano e Riolunato, della provincia di Modena.

È una montagna piuttosto tozza, con una vaga forma piramidale a tre facce, e un’anticima denominata Cimoncino. All’interno della montagna è ricavata una struttura militare, motivo per cui, durante il periodo della guerra fredda, l’accesso alla vetta era vietato.

Il suo profilo è un elemento caratteristico del paesaggio dell’Appennino modenese ed è visibile dalle province di Modena, Reggio Emilia, Ferrara, Parma, Mantova, Pistoia, Bologna, Pisa, Ravenna, Verona e Vicenza (le ultime due necessitano di ottima visibilità perché il Cimone possa essere osservato). Considerando la risoluzione spaziale dell’occhio umano, la cima del monte Cimone è il punto geografico dal quale si vede più superficie italiana. In condizioni di ottima visibilità, infatti, si può scorgere all’orizzonte tutto l’arco alpino, il mar Adriatico, il monte Amiata, l’Argentario, il mar Tirreno, l’isola d’Elba, la Corsica e l’isola di Capraia.

In quanto importante stazione sciistica invernale, la montagna è fornita di impianti di risalita che permettono di giungere in prossimità della vetta partendo dal centro abitato di Sestola, da Canevare, frazione di Fanano, dalla località Le Polle di Riolunato e da Montecreto. Una funivia, aperta anche nel periodo estivo, collega passo del Lupo (raggiungibile in auto) a Pian Cavallaro, da cui è possibile raggiungere la sommità in circa un’ora e mezzo.

Sulle pendici del monte vi è il lago della Ninfa, di origine tettonica.

Nel corso di alcuni lavori, sono state scoperte in vetta tracce di presenza umana risalenti ai Romani.

Tracce di insediamenti umani destinati alla pastorizia, sono riconducibili all’antichità, mentre le prime salite con finalità sportive o scientifiche sono documentate a partire dal 1567, da parte di Guidinello Montecuccoli, nobile locale. Diverse spedizioni per lo studio della pressione e della composizione atmosferica sono state compiute nel Seicento, anche ad opera dei padri gesuiti.

Monte Cimone. (31 agosto 2015). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 19 ottobre 2015, 12:46 da it.wikipedia.org

Immagine Monte Cimone | Meteo Sestola